Come reagire al doppiopesismo della sinistra
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No, questo non è un editoriale che pretende (ci mancherebbe altro) di dire al centrodestra e a Roberto Vannacci cosa debbano reciprocamente fare. Anche perché, dopo il primo trauma della fuoriuscita dalla Lega, se continuassero da parte vannacciana sia i voti in Parlamento contro il governo, sia le polemiche quotidiane, sia il «ratto» di deputati e senatori (nessuno dei quali peraltro fa una bella figura ad andarsene così), ogni eventuale possibilità di dialogo nascerebbe già morta. E per responsabilità integrale di Futuro Nazionale, non certo di altri.
A me invece importano due questioni di principio. La prima è il solito doppio standard della sinistra e del suo apparato mediatico: da quella parte si preparano ad accogliere e a raccogliere di tutto, dai centri sociali fino a Renzi, dall’estrema sinistra all’estremo centro, e nessuno solleva obiezioni. Ma quando gli stessi analisti spostano la loro attenzione sul lato destro, allora improvvisamente diventano severi e pretendono di fare l’analisi del sangue a chiunque sia anche solo sospettabile di interlocuzione con il centrodestra. Questo doppiopesismo è francamente ridicolo.
La seconda questione riguarda una mia antica fissazione teorica, che riguarda tutti i principali paesi dell’Occidente avanzato. E – udite udite – proprio l’Italia potrebbe rappresentare un riferimento e un modello. Si tratta del tema di unire le destre (declinate al plurale), evitando che le divisioni tra i partiti alternativi alla sinistra producano un doppio obiettivo assai poco desiderabile: per un verso far vincere gli avversari, e per altro verso lasciare che alcune componenti di destra, pur elettoralmente consistenti, siano emarginate e costrette all’irrilevanza istituzionale.









