Gli occhi brillano ancora di gioia. Vincere la Premier League è un’impresa, farlo da titolare a 24 anni ancora di più. Riccardo Calafiori si gode il momento, ma culla già un altro sogno: conquistare la Champions. Ci proverà sabato con il suo Arsenal contro i campioni in carica del Psg: unico italiano nella finale della coppa più bella, ricca e importante. Calafiori, che effetto fa essere l’unico sopravvissuto dopo una stagione da incubo per il nostro calcio? «La vedo solo come una cosa positiva. Sono molto contento di avere questa occasione e allo stesso tempo è una responsabilità: spero di portare in alto la nostra bandiera, a maggior ragione considerando il fatto che non ci siamo qualificati ai Mondiali». Lei c’era a Zenica in quel Bosnia-Italia: a mente fredda, che cosa non ha funzionato? «Tutto faceva ben sperare, anche per come era cominciata con il vantaggio su un campo complicato. Mi stava piacendo la squadra, poi ci sono episodi che succedono e abbiamo preso gol al 78’…». Dov’è mancata la Nazionale? «Non lo so: è l’unica partita della mia carriera che non ho rivisto. Era da vincere e basta. Mi auguro che possa fare bene a tutti: non so come, però spero che si possa ricominciare presto in un’altra maniera». Vedrà i Mondiali in tv? «No, sarebbe doloroso. L’Arsenal mi ha aiutato a non pensare, ma è stato un momento molto difficile: specialmente la prima settimana». L’ex ct Gattuso riparte dalla Lazio. Vi siete sentiti? «È stata la prima persona che ho chiamato la mattina dopo aver vinto la Premier. Ho preferito aspettare dopo tutto quel che era successo: spero e penso che mi abbia capito. Lui si è comportato benissimo: sia come persona che come allenatore, mi è stato molto vicino in un periodo difficile». Tra gli italiani vincitori della Premier, lei è quello che ha giocato più partite e minuti in stagione: anche più di Balotelli nel Manchester City 2011/12. Cosa vuol dire conquistare la fiducia di Arteta? «Abbiamo parlato molto a inizio stagione e lì ho capito appunto quanto credesse in me. Questo non era scontato e sinceramente non me l’aspettavo neanche. Poi quando riesci ad avere continuità, tutto diventa più facile». Arteta ha vinto la Premier alla settima stagione. In Italia quanto sarebbe durato? «È impensabile che si possa dare così tanto spazio e tempo a un tecnico in Serie A. L’Arsenal ha puntato su di lui, sul suo staff e anche su di me. Ogni anno ho cambiato squadra e questa era la prima volta in cui rimanevo nello stesso posto: è anche una questione di alchimia, creata da Arteta». Perché c’è così tanta differenza tra Serie A e Premier? «Mi ricordo lo shock quando sono arrivato nel luglio di due anni fa. Ero a corto di preparazione dopo l’Europeo e vedevo un’intensità incredibile negli allenamenti. “Non giocherò mai qui”, pensai all’inizio. Poi entri nella loro mentalità e da il 100% sempre ». Che cosa ha significato andare via dall’Italia? «Volevo uscire dalla comfort zone per provare il fatto che anche l’italiano può fare bene all’estero: in Inghilterra pochi hanno fatto carriera e quindi era una sfida un po’ mia personale, che a quanto pare ho soddisfatto (sorride, ndr)». Bocciato dalla Roma, è ripartito dal Basilea nel 2022. Il Bologna l’ha riportata in Italia e poi dopo una stagione da protagonista è andato all’Arsenal. In Italia la cercavano in tanti due anni fa, a cominciare dalla Juventus, eppure ha scelto il campionato più difficile al mondo. Il suo procuratore Lucci la spinse in Premier perché convinto che potesse esplodere definitivamente… Lei darebbe lo stesso consiglio ai giovani italiani? «Sì. All’inizio non è stato facile l’adattamento, però sto benissimo e non vedo l’ora di continuare a vincere. Ho vissuto giorni bellissimi dopo la conquista del campionato con l’Arsenal: sentivi il peso dei 22 anni di attesa e lì capisci quanto sia importante per i tifosi». Ora c’è la finale di Champions. Chissà quante volte l’avrà giocata da bambino… «Sempre alla Playstation con il mio migliore amico Niccolò. Ora lui sarà allo stadio di Budapest: sarà un’emozione, spero anche per lui». Da italiano ripenserà al 5-0 del Psg inflitto all’Inter? «Ma no. Penso solo a sfruttare questa opportunità che ti può capitare anche una sola volta nella vita. È una partita secca, può succedere di tutto e poi loro l’hanno già vinta, magari abbiamo più voglia noi…». Un giorno tornerà in Italia? «Tornerò, prima o poi. Ho un conto in sospeso con la Roma: ho giocato pochissime partite, quindi mi piacerebbe tornare nella mia squadra del cuore e nella mia città. Ovviamente non adesso».
Calafiori: “Sogno la Champions. Non vedrò i Mondiali, provo ancora dolore”
Il difensore dell’Arsenal ha vinto la Premier e sabato sfida il Psg: «Sento anche la responsabilità di rappresentare il calcio italiano»














