Bologna, 28 maggio 2026 – Anche nel testamento aveva lasciato la sua zampata ironica. “Non organizzate nulla su di me prima di dieci anni”. E per due lustri nessuna conferenza, nessun convegno si è potuto tenere su Umberto Eco. Scaduto il veto testamentario, l’Università di Bologna e il Centro di studi umanistici che ne porta il nome, gli hanno dedicato “Ereditare Eco - Umberto Eco, l’Università di Bologna e tutti i saperi del mondo“, il primo convegno scientifico internazionale di tre giorni, iniziato proprio ieri nell’Aula magna di Santa Lucia. Un progetto di ricerca postumo che ha a che fare con uno dei temi a lui più cari: il filtraggio della memoria, lasciar depositare la polvere sui suoi studi per avere più chiara l’importanza dello straordinario lascito.

Trecento studiosi in platea

A punteggiare la platea, ci sono 300 studiosi, relatori da 27 paesi, la figlia Carlotta. Ma anche moltissimi volti giovani. Gli allievi degli allievi del padre del Dams e di Scienze della comunicazione. Perché il suo è un pensiero continua a interrogare il presente. Anzi, è un pensiero ormai “diventato un classico”, sorride Claudio Paolucci, allievo di Eco e oggi professore ordinario di Semiotica all’Università di Bologna. Il convegno segue il flusso delle sue analisi, dai media alle traduzioni, dalla filosofia alla storia. E dunque lui, che attraversava discipline e linguaggi differenti, cosa direbbe dell’intelligenza artificiale? “Che è stupida, ovviamente. Nel senso che ci dice molto sugli spazi che restano all’umano”, risponde Riccardo Fedriga, collaboratore di Eco e professore di Storia delle idee dell’Alma Mater. Sarebbe stato un profeta, probabilmente, anche in questo.