Ancora una volta tocca chiederci attraverso quali meccanismi un libro passa dal banco di una libreria (fisica o virtuale che sia) alle mani della persona che – si spera – lo leggerà. A questa domanda, che rimbomba da sempre nelle case editrici di tutto il mondo, potremmo rispondere che un tempo, fino alle soglie del ventunesimo secolo, il successo di un certo titolo era dato dal numero e dalla qualità delle recensioni che lo accoglievano alla sua uscita.

Ma siamo davvero sicuri che sia così? Se scorriamo la lista dei maggiori bestseller italiani dai capostipiti, l’Artusi e Pinocchio, giù giù fino al Nome della rosa di Umberto Eco, a Un uomo di Oriana Fallaci e ai Montalbano di Camilleri, passando per Pitigrilli e Don Camillo, ci accorgiamo che il ruolo della critica è sempre stato relativamente modesto e che il vero motore per le vendite di un libro era e rimane il passaparola, il contagio – come si dice adesso, virale – da un lettore all’altro. E però, come i virus, quelli veri, solo di rado (in questo caso, per fortuna) procurano epidemie e pandemie, così sono pochissime le opere narrative che riescono a raggiungere un pubblico superiore alle decine o al massimo alle centinaia di persone.