Venezia L’idea che Simone Venturini abbia vinto con il «civismo» (contro il «campo largo»), quando non è un prodotto della propaganda della destra è frutto dell’ingenuità o della scarsa consapevolezza di cosa sia il nuovo potere in laguna

L’idea che Simone Venturini abbia vinto a Venezia con il «civismo» (contro il «campo largo»), quando non è un prodotto della propaganda della destra è frutto dell’ingenuità o della scarsa consapevolezza di cosa sia il nuovo potere in laguna.

Conosco bene le qualità politiche di Venturini, non riducibile a «delfino» di Brugnaro. Ma non è un «civico», è un prodotto (il migliore, a Venezia) dell’ultima classe politica della prima Repubblica e dell’apprendimento rapido dell’uso delle strutture di governo locale. La sua lista è composta da quasi tutti gli assessori uscenti. Il civismo non c’entra niente.

Tra le cose di cui si discute dopo il voto ne manca una, centrale: la macchina di potere di tipo nuovo allestita in questi undici anni da Brugnaro. A più dimensioni, per così dire. Negli ultimi tempi, la più visibile è stata l’ovvia macchina di propaganda esplicita. Però poderosa, con una capacità di spesa illimitata, come ha ricordato qui Guido Moltedo. Un’altra è quella dell’amministrazione che, fino all’ultimo, ha sfornato delibere, contributi, assegnazioni di spazi, convenzioni, inaugurazioni, lavori in corso o imminenti e così via, come in parte sempre avviene, ma in gran parte qui massimizzando e articolando potentemente lo sforzo (con l’enorme quantità di denaro piovuta su Venezia grazie ai governi precedenti l’attuale e al Pnrr).