Condannato a 8 anni l’agente che introduceva telefonini nel carcere di Crotone, in tutto 2 le pene, 14 a giudizio, un solo proscioglimento

CROTONE – La gup Elisa Marchetto ha condannato a 8 anni e 8 mesi di reclusione Giuseppe Giaquinta, l’assistente capo della polizia penitenziaria ritenuto l’ideatore del sistema per l’introduzione di telefonini nel carcere di Crotone. Condannato a 1 anno e 8 mesi il coimputato Roberto Foglia (60). La gup ha invece rinviato a giudizio gli imputati che hanno scelto il rito ordinario. Si tratta di Leonardo Passalacqua (27), Rocco Marchio (33), Domenico Passafaro (33), Lucia Torromino (33), Antonio Gaetano (44), Antonio Crugliano (30), Donatello Mancuso (35), Francesco Aloe (32), Silvana Pignalosa (64), Pasquale Graziano (31), Giuseppe De Leo (36), Giuseppe Posca (44), Patrizia Demeco (44), Ana Francesca Nita (22). Per loro il processo di farà il prossimo 11 novembre dinanzi al Tribunale penale in composizione collegiale. L’unica imputata per cui è stata disposta il proscioglimento è Veronica Fazio (30), difesa dagli avvocati Vittorio Gangale e Sergio Rotundo.

L’INCHIESTA

Come si ricorderà, nel dicembre scorso la Squadra Mobile della Questura arrestò Giaquinta perché, secondo l’accusa, favoriva l’introduzione di telefonini nel penitenziario, in cambio di denaro da parte di detenuti e loro familiari, e svelava segreti. L’attività investigativa svolta tramite intercettazioni e servizi di osservazione e controllo, nonché grazie al prezioso contributo di un undecover del Servizio centrale operativo della polizia di Stato, avrebbe consentito di svelare che l’imputato, sfruttando la sua mansione di addetto ai colloqui, sarebbe riuscito a carpire la fiducia dei detenuti. Così li avrebbe indotti a consegnare denaro, spesso tramite loro familiari, in cambio di agevolazioni e di un interessamento per le loro vicende giudiziarie.