La raccolta differenziata continua a crescere, il riciclo migliora e gli investimenti accelerano grazie anche al Pnrr. Ma il sistema italiano dei rifiuti urbani resta ancora spaccato in due: da una parte un Nord sempre più vicino agli obiettivi europei dell’economia circolare, dall’altra un Mezzogiorno che continua a scontare carenze impiantistiche, frammentazione gestionale e costi più elevati per cittadini e imprese. È la fotografia scattata dal Green Book 2026, il rapporto annuale sul settore dei rifiuti urbani promosso da Utilitalia e curato dalla Fondazione Utilitatis.

Nel 2024 la produzione nazionale dei rifiuti urbani ha superato i 29,9 milioni di tonnellate, in crescita del 2,3% rispetto all’anno precedente. La raccolta differenziata ha raggiunto il 68%, mentre il tasso effettivo di riciclo è salito al 52%, con un incremento di 1,3 punti percentuali sul 2023. Ma è proprio qui che emerge il nodo strutturale del sistema italiano: la distanza ancora ampia tra raccolta differenziata e riciclo effettivo. In altre parole, una parte significativa dei rifiuti raccolti separatamente non riesce ancora a trasformarsi davvero in nuova materia prima. Secondo il rapporto, il problema riguarda qualità dei conferimenti, efficienza della selezione, disponibilità di impianti e capacità industriale di riutilizzare stabilmente le materie recuperate.