L’industria italiana dei rifiuti cresce, ma la quota più consistente di valore non resta dove più l’economia circolare vorrebbe indirizzarla: nel riciclo di materia. A intercettare le marginalità più elevate sono soprattutto discariche e termovalorizzatori – soprattutto se si parla di operatori integrati capaci di presidiare più fasi della filiera, dalla raccolta fino al trattamento e allo smaltimento finale.
È quanto emerge dallo studio Agici Il riassetto dei rifiuti urbani e le opportunità di crescita nelle principali tipologie dei rifiuti speciali, presentato stamani a Milano nell’ambito dell’Osservatorio Riciclo & Rifiuti. L’analisi prende in esame i bilanci di 80 imprese, rappresentative dei principali operatori per fatturato e capacità impiantistica in otto segmenti del comparto.
Il valore della produzione del campione è salito da circa 7,5 miliardi di euro nel 2017 a 13,8 miliardi nel 2024, con una crescita media annua del 9%. Ma nel 2024, le filiere del riciclo più legate ai rifiuti urbani – plastica, vetro, organico, carta e Raee – hanno registrato marginalità comprese tra il -5% e il 4%; preparazione alla termodistruzione dei rifiuti speciali, discariche e operatori multi-filiera si sono invece attestati attorno al 10%.








