L’Italia migliora la sua performance sulla raccolta differenziata e sul riciclo, ma il gap tra i quantitativi di rifiuti raccolti e quelli effettivamente recuperati è ancora ampio.
E rimane forte anche il deficit impiantistico, in particolare nel Meridione, con riflessi molto significativi sui costi del servizio, su cui impatta, e non poco, anche l’eccessiva frammentazione del servizio.
Che, nel centro-sud, rinvia alla elevata presenza di gestioni che non superano il territorio comunale, mentre lì sono ancora troppo pochi i grandi operatori industriali in grado di chiudere il ciclo.
Con il risultato che il Sud ha pagato 378 euro di Tari nel 2025 a fronte di una media nazionale di 333 euro per una famiglia di 3 componenti e un’abitazione di 100 metri quadri: 90 euro in più di quanto ha versato lo stesso nucleo al Nord (288 euro) e poco sopra l’asticella del Centro (358 euro). È questa la fotografia scattata dal Green Book 2026, il rapporto annuale sul settore dei rifiuti urbani in Italia, promosso da Utilitalia e curato dalla Fondazione Utilitatis, che sarà presentato oggi a Napoli e al quale hanno collaborato anche Ispra, Enea, Cdr Raee e alcune aziende associate alla Federazione.
L’analisi offre, quindi, uno spaccato puntuale sullo stato dell’arte del settore, a partire dal livello raggiunto dalla produzione nazionale dei rifiuti urbani nel 2024 (ultimo dato disponibile) che si è attestata poco sopra i 29,9 milioni di tonnellate, il 2,3% in più dell’anno prima, mentre la raccolta differenziata ha raggiunto il 68% della produzione nazionale (+1%), per un valore pari a quasi 20,3 milioni di tonnellate.








