Robot umanoidi e lavoro. Parallelamente al dibattito su se e quanto l’Ai soppianterà i lavoratori umani (o farci, al contrario, lavorare di più), viaggiano le discussioni in merito al posto che avranno in futuro i robot umanoidi nelle nostre vite. Più che lecito discuterne, visto gli avanzamenti che negli ultimi anni hanno compiuto la ricerca e lo sviluppo robotici, con automi in grado di muoversi sempre di più e sempre più finemente, trasportare carichi pesantissimi, comprendere il nostro linguaggio, riconoscere movimenti, parlare con i propri interlocutori. Le applicazioni, come vi raccontavamo, sono tantissime, dall’uso nelle fabbriche per svolgere compiti ripetitivi, rischiosi e pesanti, al loro utilizzo per assistere anziani o pazienti presso strutture di ricovero. L’ultimo arrivato è Alter-Ego, sviluppato da Irccs Maugeri Milano, l’Istituto italiano di tecnologia (Iit) e l’Università di Pisa, un robot umanoide sviluppato per affiancare i clinici nell’assistenza di persone con patologie neurologiche. Gli umanoidi sono, dunque, già qui, ma non è detto che ci resteranno e ci sostituiranno.
Umanoidi: esperti a confronto
Le discussioni in merito alla loro pervasività sono state oggetto dell’ultima International Conference on Robots and Systems (Iros), in Cina, e sono appena state presentate sulla pagine della rivista Science Robotics. L’incontro è stato l’occasione per capire, in mezzo a tutte queste innovazioni, dove stiamo andando, dalla diretta voce di esperti del campo. Ecco alcune delle loro considerazioni.










