Si chiamano Bob, Frank e Gary. Sembrano i nomi di tre operai qualunque, di quelli che potresti incrociare alla cassa del supermercato il sabato mattina, e per qualche giorno migliaia di persone li hanno guardati lavorare convinte che lo fossero davvero. Solo che Bob, Frank e Gary non sono persone: sono tre robot umanoidi di Figure AI, alti quanto un uomo medio, con braccia di metallo, mani articolate e una telecamera al posto degli occhi. Per oltre ventiquattro ore consecutive hanno smistato pacchetti in un magazzino, in diretta streaming, senza mai fermarsi un istante. Nessuna pausa caffè, nessun cambio turno. Solo movimento continuo, quell’andatura impacciata che hanno tutti gli umanoidi, come se stessero camminando sulla luna anche al piano terra di un capannone industriale dell’Ohio.L’esperimento doveva durare otto ore, giusto il tempo di un turno classico. Si è esteso a ventiquattro, poi a più di un giorno intero, perché nessuno dei tre ha mai avuto bisogno di un intervento umano. Quando uno si bloccava davanti a un pacco messo male o a una situazione fuori dal solito, il sistema di intelligenza artificiale che li governa riavviava da solo il task, faceva due passi indietro, riprendeva da dove aveva lasciato. Bob, Frank e Gary hanno smistato in totale più di ventottomila pacchetti, mantenendo una velocità vicina a quella di un operaio umano. Detta così sembra una notizia da rivista di robotica, di quelle che leggono solo gli ingegneri. E invece è successa una cosa interessante: la diretta streaming è diventata virale. Persone qualunque, su Reddit e su X, hanno cominciato a guardarla come fosse un reality show. Si sono inventate i nomi: Bob, Frank, Gary non sono loro, è stato il pubblico a battezzarli. Hanno cominciato a esultare quando uno dei tre risolveva un problema da solo, a tifare per il più lento, a chiedersi se Frank fosse stanco. Qualcuno ha persino aperto un thread per discutere se fosse “etico” farli lavorare senza pausa. Sì, etico. Per dei robot. È qui che la storia smette di essere un aggiornamento tecnico. Per la prima volta nella storia, tre macchine umanoidi hanno lavorato un turno completo – anzi, tre turni di fila – in un contesto reale e non in un laboratorio. Non è un robot da fiera, non è un braccio meccanico in una linea di montaggio, non è un’Alexa con le ruote. È una macchina alta come te, fatta come te, che fa il lavoro che fai tu, e lo fa senza lamentarsi. La cosa folle è che il pubblico ha reagito con tenerezza. Li ha personificati. Gli ha dato dei nomi, li ha visti come tre simpatici operai un po’ impacciati. Ed è esattamente il punto: noi siamo cablati per attaccarci a qualunque cosa abbia una forma vagamente umana. È il motivo per cui ci dispiace quando un robot cade in un video di Boston Dynamics, per cui inventiamo personalità per le Ia con cui chattiamo. Figure lo sa. Anzi, ci scommette: l’azienda guidata da Brett Adcock ha raccolto miliardi di dollari proprio sulla promessa di costruire umanoidi che diventino “colleghi” in fabbrica, in magazzino, nei centri logistici. E il fatto che oggi possa permettersi di lasciare tre robot accesi per più di un giorno intero, senza nessuno che li supervisioni, è il segnale che quella promessa sta cominciando a materializzarsi davvero.Cosa cambia per te che leggi? Probabilmente non troverai un Bob a sostituirti in ufficio domattina, e nessun umanoide ti chiederà la password del Wi-Fi nei prossimi mesi. Ma se lavori nella logistica, in qualunque luogo dove ci sono oggetti da spostare da uno scaffale a un nastro trasportatore, la frase «ci pensiamo noi» comincia ad assumere un significato diverso. E se invece sei dall’altra parte – sei un’azienda, un dirigente, un imprenditore – la domanda che ti farai nei prossimi mesi non sarà più «quando arriveranno gli umanoidi», ma «perché non li ho ancora ordinati». Resta una sensazione strana, dopo aver visto la diretta. Bob, Frank e Gary non si stancavano. Non protestavano. Non chiedevano un aumento. Ed era difficile, guardandoli, non pensare che il lavoro per cui tante persone si svegliano alle cinque del mattino, indossano scarpe antinfortunistiche e prendono un autobus al freddo, possa essere fatto, già adesso, da una macchina che non si lamenta mai. È una notizia di robotica, sì. Ma è soprattutto una notizia su di noi: su come reagiamo, su come ci affezioniamo, e su quante cose siamo disposti a dare in mano a qualcuno. Anche se quel qualcuno, in realtà, non esiste.
I robot lavorano e gli umani si affezionano
Tre umanoidi sviluppati da Figure AI hanno smistato pacchi in un magazzino dell’Ohio per più di ventiquattro ore consecutive, senza mai fermarsi. E il pubblico










