«Se non riuscite ad assicurare servizi a misura di persone con disabilità o in condizione di fragilità, togliete loro proprio la possibilità di viaggiare in treno».
È una provocazione durissima quella di Lucia, stanca di vedere suo fratello Giuseppe costantemente messo alla prova dai disservizi di Ferrotramviaria, la società che gestisce i trasporti nel nord barese. Per il 47enne bitontino, non vedente e affetto da patologie che lo costringono ad andare spesso in bagno, raggiungere il Policlinico di Bari, dove lavora da quasi vent’anni come centralinista, è ogni giorno un’odissea. E la corsa Bitonto - Quintino Sella (fermata del capoluogo più vicina alla struttura ospedaliera) «un percorso tra ostacoli e umiliazioni».
La tratta è infatti spesso servita dai cosiddetti «treni azzurri», usati per tragitti della durata massima di 20-30 minuti e senza servizi igienici a bordo. «Peccato che i ritardi, anche notevoli, siano ormai una costante. Proprio come le soste di decine di minuti nelle fermate intermedie, durante le quali non viene neppure consentita la discesa temporanea» sottolinea Lucia.
La situazione non cambia anche viaggiando su convogli dotati di toilette: «Spesso non sono funzionanti, oppure sono accessibili solo chiedendone la chiave». Una ricerca di capotreno e personale addetto a cui Giuseppe è costretto persino nelle stazioni. Ammesso che le stesse abbiano servizi igienici. «A Quintino Sella non esistono – spiega infatti Lucia -. Tanto che, in caso di necessità, mio fratello è costretto a scendere prima o proseguire oltre la fermata prevista, per poi raggiungere a piedi il Policlinico».







