«Ogni spostamento dal proprio domicilio comporta grave pericolo di vita». È una frase lapidaria, scritta nero su bianco sui verbali ufficiali dell’Inps, che però sembrerebbe non bastare per poter avere uno stallo sotto casa.
Non è un’esagerazione né un’ipotesi, ma la drammatica realtà medica di Stefano Falcone, 53 anni, residente nella borgata di Lama, affetto da una grave patologia tumorale in fase avanzata. «Io – racconta con un filo di voce, faticando a respirare – ho un tumore alla colonna vertebrale, un cordoma condroide. Questa storia mi fa sentire ancora più depresso, sono situazioni in cui già un ammalato soffre, poi ti trovi davanti a situazioni che non dovrebbero esistere».
Per lo Stato, Stefano è invalido al 100 percento e totalmente dipendente da un accompagnatore per compiere gli atti quotidiani della vita. Eppure, per gli uffici della Polizia Municipale di Taranto, quei verbali firmati da commissioni mediche e la dicitura sul «pericolo di vita», sembrerebbero contare meno di un timbro mancante. A denunciare l’accaduto è la moglie Alessandra Pagano, care giver unica, che racconta di essersi presentata al comando per ottenere il rinnovo del pass disabili e di aver chiesto contestualmente lo stallo sotto casa. «Mi sono sentita rispondere che mio marito avrebbe dovuto presentarsi fisicamente. Nonostante il rischio clinico mi hanno detto che la firma non interessa, i vigili esigono un controllo visivo per constatare di persona la sussistenza dei requisiti».








