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Paolo Centofanti

La NASA ha delineato le prime missioni propedeutiche alla costruzione di una base sulla superficie del polo sud della Luna. Le prime tre partiranno quest'anno portando sulla Luna un rover e strumenti scientifici. Assegnati contratti per realizzare e portare sulla Luna anche i primi rover per permettere agli astronauti di muoversi sulla superficie

Lo scorso marzo, la NASA aveva annunciato l'intenzione di costruire una base permanente sulla superficie della Luna, con un ambizioso piano in tre fasi da sviluppare da qui al 2036. Due mesi esatti dopo, Jared Isaacman, amministratore della NASA, è tornato di nuovo sul palco per presentare le prime tre missioni della della fase 1 del programma e che partiranno già quest'anno, annunciando anche l'assegnazione di nuovi contratti per le successive missioni.Si parte con la missione Moon Base I, che altro non è che la già programmata Blue Moon Pathfinder Mission 1 di Blue Origin per il lancio verso la luna del lander Blue Moon Mark 1 Endurance. La missione, che partirà entro l'autunno, cercherà di allunare su una cresta all'esterno del cratere Shackleton al polo sud della Luna e trasporterà due esperimenti della NASA, lo SCALPS (Stereo Cameras for Lunar Plume-Surface Studies), per studiare l'interazione tra i gas di scarico dei motori e la superficie lunare durante l'allunaggio, e il Laser Retroreflector Array, uno strumento che riflette la luce laser per permettere ai veicoli spaziali in orbita di determinare la propria posizione con estrema precisione. Lo scopo principale è però quello di mettere alla prova le tecnologie chiave per il difficile allunaggio nella regione del polo sud. Il bordo del cratere Shackleton, per altro, è l'obiettivo anche della missione cinese Chang'e.La missione Moon Base II è invece affidata al lander Griffin di Astrobotic che trasporterà il più grande carico mai spedito sulla superficie lunare fino ad oggi da una compagnia privata, con oltre 500 kg di cargo, tra cui il rover FLIP sviluppato da Astrolab. Lo scopo principale è far progredire le tecnologie necessarie per i futuri Lunar Terrain Vehicles (LTV), testando in particolare le operazioni di guida autonoma, la logistica e le possibilità di mobilità degli astronauti. Il lancio è previsto entro la fine dell'anno. La terza missione, la Moon Base III, è anch'essa prevista per il lancio entro la fine di quest'anno. La missione utilizzerà il lander Nova-C Trinity di Intuitive Machines e trasporterà il primo carico utile selezionato attraverso l'iniziativa PRISM (Payloads and Research Investigations on the Surface of the Moon) della NASA. La missione sarà focalizzata sullo studio superficie lunare e in particolare studierà i cosiddetti vortici lunari (lunar swirls), misteriose formazioni che appaiono più luminose del terreno circostante perché protette dagli effetti del vento solare. Comprendere queste formazioni aiuterà gli scienziati a capire come evolve l'ambiente lunare e come i materiali di superficie cambiano nel tempo. Il lander trasporterà anche esperimenti dell'ESA e dell'Agenzia Spaziale Coreana.Isaacman ha sottolineato come queste tre missioni sono solo le prime di una dozzina che verranno annunciate nel corso di quest'anno relative al programma per la base lunare.Nuovi contratti a Blue Origin, Astrolab, Lunar Outpost e Firefly AerospaceLa NASA ha poi annunciato l'assegnazione di nuovi contratti per lo sviluppo, produzione e traporto sulla Luna dei primi rover LTV che i futuri astronauti di Artemis IV troveranno sulla superficie ad aspettarli. Astrolab ha ricevuto un contratto da 219 milioni di dollari per sviluppare il CLV-1 (Crewed Lunar Vehicle), adattato dalla sua architettura FLEX, mentre Lunar Outpost ha ricevuto 220 milioni di dollari per la realizzazione del rover Pegasus, un'evoluzione del loro precedente modello Eagle. Il CLV-1 potrà trasportare fino a due astronauti, oltre a rifornimenti e carichi scientifici. Ha una massa massima di circa 950 kg e potrà raggiungere una velocità massima di 10 km/h. Supporterà la guida manuale da parte degli astronauti, il controllo remoto e funzioni di guida autonoma. Pegasus è progettato esplicitamente per la mappatura del terreno, l'identificazione di futuri siti per la base lunare e il trasporto umano. È pensato per operare sulla superficie lunare per un periodo fino a un anno e incorpora tecnologie derivate dal patrimonio del programma Apollo.Entrambi i rover saranno portati sulla Luna da Blue Origin con il suo lander Blue Moon Mark 1, grazie ad un contratto da 188 milioni di dollari, con ulteriori 280,4 milioni di dollari già sul piatto a seconda di come verrà condotta la prima fase. Tra l'altro, è stato confermato che Blue Origin porterà sulla Luna anche il rover della cancellata missione VIPER della NASA nell'autunno del 2027. I due LTV annunciati, invece, saranno lanciati nel 2028 e verranno inizialmente posizionati a circa due chilometri di distanza dal sito di sbarco previsto per la missione Artemis IV.E qui entra in gioco la missione Moonfall, affidata a Firefly Aerospace, e che prevede l'invio di quattro droni sviluppati dal JPL sulla superficie lunare per mappare il terreno e identificare potenziali siti di atterraggio per il programma Artemis. I droni effettueranno brevi "salti" per esplorare rapidamente aree di difficile accesso nel polo sud della Luna e saranno in grado di mappare la superficie con una risoluzione a livello di centimetri, riducendo i rischi per i futuri allunaggi umani. I droni cercheranno anche acqua e ghiaccio nel sottosuolo fino a un metro di profondità e caratterizzeranno l'ambiente radiattivo prima dell'arrivo degli equipaggi. Firefly Aerospace è stata selezionata per costruire il veicolo spaziale basato sulla piattaforma Elytra Dark, che trasporterà i droni dall'orbita terrestre a quella lunare. Il lancio è attualmente programmato per il 2028.La NASA vuole appropriarsi di un pezzo di superficie della Luna?Nel corso della conferenza è stato anche rivelato un punto potenzialmente controverso relativo alla missione Moonfall: la NASA prevede infatti al termini della mappatura di posizionare i droni in modo da formare un "perimetro" intorno all'area dove sorgerà la futura base lunare. Tecnicamente lo scopo sarebbe quello di utilizzarli come "fari" per la navigazione di precisione in vista dei futuri allunaggi, ma potrebbe essere anche visto come un tentativo di "mettere la bandierina" su un pezzo di superficie della Luna per rivendicarne un uso esclusivo, in violazione del trattato sullo spazio extra-atmosferico sottoscritto anche dagli Stati Uniti, che all'articolo 2 recita espressamente che "lo spazio esterno, compresa la Luna e altri corpi celesti, non è soggetto ad appropriazione nazionale per rivendicazione di sovranità, per mezzo di uso o occupazione, o con qualsiasi altro mezzo". A precisa domanda, Isaacman ha risposto che la NASA è consapevole del trattato e di voler agire nel rispetto delle altre nazioni che operano sulla Luna, aspettandosi reciprocità e che l'obiettivo primario di Moonfall è tecnologico e scientifico.