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La Corte di Cassazione ha stabilito che un hotel a cinque stelle delle Dolomiti ha agito in modo legittimo rifiutandosi di dare acqua del rubinetto a una cliente, con una sentenza che potrebbe essere usata come riferimento per casi simili in futuro. L’ordinanza è stata emessa il 29 aprile, ma molti media italiani e internazionali ne hanno scritto in questi giorni (quelli specializzati invece se n’erano già occupati a inizio maggio).
Il caso di cui si è occupata la Cassazione riguarda una cliente che durante le festività di Natale del 2019 aveva soggiornato nell’hotel Sassongher di Corvara in Badia, che ha cinque stelle e si trova sulle Dolomiti in Trentino-Alto Adige. La donna aveva acquistato un pacchetto in mezza pensione “bevande escluse” a più di 5.700 euro. Durante le cene le era stata negata la possibilità di consumare acqua del rubinetto e la struttura le aveva messo a disposizione acqua minerale al prezzo di 7 euro a bottiglia. L’hotel aveva anche rifiutato la proposta della cliente di pagare comunque le caraffe di acqua del rubinetto.
La donna aveva quindi fatto causa all’hotel chiedendo un risarcimento di 2.763 euro. Il ricorso si basava sul fatto che l’acqua è «un bene naturale e un diritto umano universale di ciascun individuo» e che secondo lei ne andasse garantita «l’erogazione gratuita di un quantitativo minimo vitale necessario al soddisfacimento dei bisogni essenziali». «Chi soggiorna in una struttura alberghiera, a prescindere dal ceto, si aspetta legittimamente di poter bere acqua del rubinetto durante i pasti, così come dà per scontato il trovare un letto con le lenzuola, una stanza calda, il sapone nel bagno e così via», si diceva nel ricorso.










