Servire acqua del rubinetto al ristorante non è obbligatorio per ristoranti e hotel in Italia. La decisione, almeno dal punto di vista legale, arriva dalla Corte di Cassazione ed è piuttosto netta: il gestore può decidere liberamente di non servirla ai clienti, anche se questi si offrono di pagarla. La decisione arriva dopo il caso di una turista che aveva fatto causa a un hotel a cinque stelle dell’Alto Adige per il rifiuto ricevuto durante i pasti.Il caso dell’hotel di lusso sulle DolomitiLa vicenda riguarda l’Hotel Sassongher, struttura cinque stelle situata a Corvara in Badia, nel cuore delle Dolomiti. La cliente aveva soggiornato nell’albergo durante le festività natalizie tra il 2019 e il 2020, scegliendo una vacanza di una settimana in mezza pensione dal costo complessivo di oltre 5.700 euro, con le bevande escluse dal pacchetto.Durante le cene, la donna aveva chiesto più volte di poter bere acqua del rubinetto della struttura, proponendo anche di pagare il servizio delle caraffe. La richiesta, però, era stata sempre respinta dall'hotel, che serviva esclusivamente acqua minerale al prezzo di 7 euro per una bottiglia da 0,75 litri.Da qui la decisione di farsi giustizia. La turista aveva infatti sostenuto che l’accesso all’acqua rappresenta un diritto fondamentale, parlando di “bene naturale e diritto umano universale”. Secondo la sua interpretazione, la possibilità di bere acqua corrente durante i pasti avrebbe dovuto essere considerata parte integrante dei servizi offerti da un hotel.Perché la Cassazione ha dato ragione all’hotelLa richiesta di risarcimento, pari a circa 2.700 euro tra “danno economico e stress emotivo” – come definito dalla turista –, è stata però respinta in tutti i gradi di giudizio, fino alla Corte di Cassazione. Nell’ordinanza emessa lo scorso 29 aprile, i giudici hanno ribadito che non esiste alcuna norma che obblighi ristoranti o alberghi a servire acqua di rubinetto ai clienti.In assenza di accordi specifici tra cliente e struttura o di clausole contrattuali che prevedano espressamente il servizio, la decisione di servire o meno acqua di rubinetto al ristorante resta quindi totalmente nelle mani del locale. La Corte di Cassazione ha chiarito che, allo stato attuale, nell’ordinamento italiano non esiste alcuna norma che imponga ad alberghi e ristoranti di mettere a disposizione dei clienti acqua della rete idrica durante i pasti.Secondo i giudici, il cliente resta libero di non ordinare acqua in bottiglia e di organizzarsi autonomamente, ma questo non comporta automaticamente un obbligo per la struttura di servire acqua del rubinetto o di accettare richieste specifiche in tal senso. Il rifiuto, quindi, non rappresenta una violazione dei diritti del consumatore, né un inadempimento contrattuale.La sentenza sottolinea inoltre che il soggiorno acquistato dalla turista è stato comunque garantito secondo quanto previsto dal pacchetto scelto. Per la Cassazione, infatti, la “finalità turistica” del servizio offerto dall’hotel è stata rispettata integralmente e la mancata somministrazione di acqua del rubinetto non può essere considerata una mancanza tale da giustificare un risarcimento economico o un danno da stress emotivo.La pronuncia emessa dai giudici supremi potrebbe ora diventare un importante riferimento anche per eventuali casi futuri. Il principio fissato dalla Cassazione è infatti molto chiaro: servire acqua di rubinetto ai clienti è una scelta del singolo locale e non un obbligo previsto dalla legge italiana.