L’ultima in ordine di tempo, lo scorso 29 aprile, è stata la relazione sui braccialetti elettronici, che ha approvato quattro macro indirizzi e 16 indicazioni di dettaglio tra cui «l’aumento dei dispositivi attivabili mensilmente» e la possibilità di «avvalersi di una Sala Operativa Centralizzata in grado di smistare le segnalazioni».
Si arricchisce così l’agenda della Commissione parlamentare d’inchiesta sul femminicidio.
Appena prima, infatti, il 22 aprile, c’era stata la relazione «sulla dimensione digitale sulla violenza di genere» che tra le conclusioni finali ha messo a punto «la proposta di introdurre una fattispecie di reato che punisca la diffusione di contenuti sessualmente espliciti generati con sistemi di intelligenza artificiale (deepnude)».
Mentre la relazione sulla violenza economica di genere, licenziata il 15 aprile, ha definito la proposta «di inserire nel codice penale - in particolare nella formulazione del reato di cui all’articolo 572 codice penale (maltrattamenti in famiglia) - il concetto di “violenza economica” quale modalità di integrazione del reato, codificando un indirizzo della giurisprudenza di legittimità ancora poco diffuso tra i giudici di merito».
Tra le indicazioni pure quella di «introdurre la fattispecie autonoma di “controllo coercitivo” volta a punire la condotta di monitoraggio ossessivo del partner anche in relazione alle spese familiari di minimo importo».








