di
Caterina D'Ambrosio
Più fondi, centrale unica di controllo, migliore gestione tecnica e formazione del personale. La relazione della Commissione bicamerale di inchiesta sul femminicidio mette in luce le vulnerabilità del sistema
C’è, ma così com’è non basta. Il braccialetto elettronico, utilizzato come deterrente tecnologico contro la violenza di genere, si conferma uno strumento dalle potenzialità innegabili, ma anche dalle criticità allarmanti. La sua applicazione sistematica per i reati di stalking e maltrattamenti è stata rafforzata con l'introduzione del Codice Rosso nel 2019 per offrire risposte più rapide ed efficaci alle denunce di violenza domestica e di genere.Eppure, la cronaca recente è costellata di episodi che gettano un'ombra sull'efficacia di questa barriera tecnologica. A Terni il braccialetto non ha impedito a un uomo di raggiungere la sua ex moglie sul bus e aggredirla a martellate. Roua Nabi e Tiziana Vinci sono state uccise dai loro ex mariti nonostante indossassero il braccialetto elettronico e sono diventate, purtroppo, simboli di un sistema che, in momenti cruciali, ha mostrato le sue crepe, e che non a caso è finito sotto la lente della Commissione bicamerale di inchiesta sul femminicidio che ha approvato la relazione sull’indagine conoscitiva nata proprio a seguito di drammatici fatti di cronaca.







