Fare una legge per introdurre un nuovo reato è comodo per la politica: costa niente, e rende molto. Di recente il ministro della Giustizia ha ad esempio concordato che, anche con l’introduzione del nuovo reato di femminicidio con annesso ergastolo, «non cambierà tantissimo», visto che già l’omicidio aggravato è punito dall’ergastolo, ma sarà «un segnale culturale» per «far capire che la donna è protetta in quanto tale». Messaggistica assai criticata dai giuristi per il deficit di tassatività e determinatezza del presupposto dei «motivi di ostacolo all’esercizio dell’espressione della personalità» femminile: tanto che ora lo si vuole circoscrivere all’assassinio «conseguenza del rifiuto della donna di mantenere una relazione affettiva o comunque una limitazione delle sue libertà individuali, pretesa in ragione della sua condizione di donna».
Femminicidi: la tutela costa, una legge è gratis ma non basta
Scrivere un nuovo reato aumenterà in concreto la sicurezza delle donne? Ben più lo farebbero pochi mirati aggiustamenti al sistema dei braccialetti elettronici antistalking










