ROMA Chi lo ha presentato lo descrive come un tentativo per evitare che continuino a ripetersi frasi del tipo: «Si poteva salvare, i segnali c’erano». Anche perché i casi di violenza di genere – malgrado le leggi e gli strumenti di contrasto, come i braccialetti elettronici – restano ancora numerosi e finiscono, nel peggiore dei casi, per riempire le pagine della cronaca.

Così, dopo il via libera in prima lettura del disegno di legge governativo che introduce il reato di femminicidio, Palazzo Madama si prepara ora a esaminare un altro testo, di iniziativa parlamentare, che punta a intervenire sul fronte della prevenzione. L’iniziativa è partita dal senatore Fdi, Renato Ancorotti, ma in calce si susseguono le firme di quasi quaranta meloniani (spunta pure l’azzurra Licia Ronzulli e Mariastella Gelmini di Noi moderati).

IL RECUPERO. La proposta, ora all’esame della commissione Giustizia di Palazzo Madama, introduce la figura dello psicologo e dello psichiatra forense, che affiancheranno magistrati e pubblici ufficiali nei procedimenti penali relativi ai casi di violenza di genere. Già a partire dalla fase degli interrogatori: potranno segnalare i casi a rischio di degenerazione, con la possibilità per le autorità procedenti di assegnare il denunciato a strutture sanitarie (e non) per il suo recupero. Nel dettaglio, di fronte a condotte di «pericolo attuale» o di «reiterazione», gli ufficiali, gli agenti di polizia giudiziaria o il pm potranno sottoporre il soggetto denunciato a un accertamento sanitario temporaneo ed obbligatorio, mentre spetterà al gip la facoltà di imporre o meno, nei confronti dell’indagato, «percorsi psicoterapici» per il contenimento dei comportamenti violenti.