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29 OTTOBRE 2025
Ultimo aggiornamento: 16:26
Considerata una delle misure fondamentali nella lotta contro la violenza sulle donne, in Italia continua a dare segnali di mal funzionamento al momento dell’applicazione. Da mesi proseguono gli allarmi sulle criticità legate all’uso del braccialetto elettronico e, nonostante le promesse e i tavoli di lavoro convocati, si faticano a vedere i miglioramenti. Ad ammettere che sono “molti i problemi” è stata – in audizione davanti alla commissione di inchiesta sui femminicidi – la direttrice del servizio Controllo del territorio del dipartimento della Polizia Francesca Fava. L’ultimo caso è di poco più di 24 ore fa: Reis Pedroso Douglas ha ammazzato la compagna Jessica Stapazzolo con un numero “smisurato” di coltellate dopo essersi tolto l’apparecchio che, al momento non è stato ancora ritrovato. Il ricevitore in dotazione alla donna era stata invece lasciato in un garage.
Il primo tema è quello del gran numero di installazioni che ha portato a un sovraccarico dei segnali: un dato non negativo di per sé, come già osservato in passato dal procuratore Francesco Menditto, perché indicativo delle misure di prevenzione applicate, ma che va associato a un intervento istituzionale di presa in carico degli allarmi. Fava, intervenendo in Parlamento, è partita proprio dai grandi numeri: “Sono 69 i tipi di allarme legati ai braccialetti elettronici che arrivano alle sale operative, 28 dei quali legati all’antistalking. Tra il novembre 2023 al novembre del 2024 si è giunti ad un’impennata, un aumento addirittura del 600% rispetto al numero degli allarmi precedenti”. La dirigente è anche componente del gruppo di lavoro tecnico interforze che è stato costituito proprio per far fronte alle criticità. “Dal novembre del 2023”, ha dichiarato, “si sono cominciate a determinare delle complicazioni e delle criticità poichè il picco di applicazioni è notevolmente cresciuto”.








