La recente uccisione di Pamela Genini, 29 anni, colpita con oltre trenta coltellate dal fidanzato a Milano, ha messo in luce, ancora una volta, la necessità di prevenire con maggiore efficacia i femminicidi. Come molte altre vittime, la ragazza si era, infatti, rivolta più volte al pronto soccorso con segni di violenza, che non hanno, però, attivato il Codice rosso.

A farlo scattare potrebbe essere oggi l’intelligenza artificiale, grazie al progetto Vides (Violence detection system), ideato e sviluppato dall’Università di Torino in collaborazione con l’Istituto superiore di sanità e finanziato da Fondazione Crt, che propone di analizzare i referti dei reparti di emergenza per identificare lesioni di possibile origine non accidentale. Un sistema innovativo, che unisce competenze interdisciplinari di informatica, epidemiologia, psicologia, medicina.

Il problema dei referti medici

L’idea nasce dal fatto che in ospedale il riconoscimento tempestivo delle aggressioni è spesso ostacolato da vari fattori. Anzitutto l’omertà delle vittime, spesso per paura o per dipendenza economica. Poi la presenza dei carnefici che le accompagnano nelle strutture sanitarie proprio per vigilare. E ancora, le difficoltà linguistiche, nel caso di donne straniere. Ma un’ulteriore, non trascurabile criticità riguarda la registrazione delle informazioni da parte degli operatori, chiamati a indicare nei documenti la natura delle ferite. Tuttavia, lo stress lavorativo, il tempo limitato a disposizione, interfacce informatiche complesse possono rendere difficile l’annotazione, rischiando che informazioni cruciali vadano perdute.