«Quella sera dopo mesi di autoreclusione mi sono detta: "Sai che c’è? Me ne vado in palestra". Ho pensato: "È ancora chiaro, c’è gente in giro, non mi succederà niente". A un certo punto, mentre sono in palestra, vedo un numero sconosciuto e per fortuna rispondo. È la centrale operativa dei carabinieri. Mi chiedono dove sono e mi dicono: non si muova da lì, è tutto il giorno che suo marito le sta alle costole. Io mi guardo attorno e non lo vedo, e poi il token che dovrebbe suonare quando lui si avvicina rimane muto, ma loro insistono: stia lì, arriviamo. Così arrivano e in effetti lui è a un passo da me. Lo scovano in un negozio accanto alla palestra e alle loro domande risponde pure male. Gli dicono di allontanarsi e lui se ne va in direzione opposta casa mia. Ma in realtà sta facendo il giro largo e poco dopo la stessa pattuglia lo becca lì vicino che mi aspetta. Anche mio figlio ha il token e anche lui aveva ricevuto la chiamata dalla centrale operativa. È stato lui a dire ai carabinieri: so io dov’è mio padre, e in effetti...».