La Sicilia del vino scopre la sua nuova frontiera: trasformare l’enoturismo da attività collaterale a leva industriale del marketing territoriale, un ecosistema economico capace di generare spesa, fidelizzazione, premium experience e ritorno dei visitatori.

È questa la fotografia che emerge dal report 2026 del Centro studi Enoturismo e Oleoturismo dell’Università Lumsa presentato durante Sicilia en Primeur 2026, la manifestazione di Assovini Sicilia che ha riunito a Palermo oltre cento giornalisti internazionali e 56 aziende vitivinicole dell’Isola. Il dato più rilevante riguarda la maturità del mercato. La Sicilia non deve più «farsi scoprire»: il 74,7% delle cantine dichiara infatti una clientela prevalentemente straniera, con Europa e Stati Uniti come principali mercati di provenienza. Mariangela Cambria

Monetizzare una domanda internazionale già presente

La sfida, allora, è monetizzare meglio una domanda internazionale già presente. Secondo il report, il 61,4% delle aziende ha registrato nel 2025 un aumento dei visitatori e quasi quattro cantine su dieci superano già i 2 mila visitatori annui.

L’indagine mostra che il business dell’enoturismo pesa già in modo concreto sui bilanci delle imprese. Per il 41,7% delle cantine supera il 10% del fatturato, esclusa la vendita diretta del vino. Ma esiste ancora un grande spazio di crescita nella costruzione di servizi premium e nell’aumento della spesa media per visitatore.