Pubblicato il: 27/05/2026 – 7:23

COSENZA Non resta che la piazza. È questa, ormai, la conclusione amara a cui è arrivato il popolo rossoblù dopo settimane di attese, indiscrezioni, incontri annunciati e rinvii puntualmente consumati dentro quella zona grigia che da anni accompagna il destino del Cosenza calcio. Per questo la manifestazione indetta dal tifo organizzato per venerdì 29 maggio alle 18.30 non rappresenta soltanto una protesta: è l’ultimo strumento di pressione rimasto a una tifoseria che ha smesso perfino di chiedere spiegazioni e pretende ormai una sola cosa, senza più formule diplomatiche né margini interpretativi: la cessione immediata della società.La sensazione dominante in città è che il tempo stia scorrendo esattamente come un anno fa. Stesse settimane, stesso clima sospeso, stessa inquietante impressione di immobilismo strategico mentre si avvicinano rapidamente le scadenze decisive per la prossima Serie C. E soprattutto stesso sospetto: che tutto venga trascinato fino all’ultimo utile, aspettando il passaggio cruciale del nulla osta sullo stadio “Marulla”, che l’amministrazione comunale dovrà decidere entro il 16 giugno.È dentro questo scenario che il tanto atteso incontro di lunedì tra Eugenio Guarascio e il gruppo di imprenditori italo-canadesi interessati al club ha finito per produrre l’effetto peggiore possibile: aumentare ulteriormente la sfiducia. Doveva essere il vertice della svolta, il faccia a faccia capace di dare finalmente una direzione chiara alla vicenda societaria del Cosenza. Si è trasformato invece nell’ennesima replica di un copione che a Cosenza conoscono ormai a memoria.Il summit, infatti, si sarebbe concluso con un nulla di fatto perché la società rossoblù non avrebbe consegnato alcuni documenti richiesti dalla controparte. Carte considerate fondamentali dagli imprenditori per poter valutare nel dettaglio la situazione economica e gestionale del club. Un ostacolo che ha portato inevitabilmente al rinvio dell’incontro ad altra data, senza comunicazioni chiarificatrici né segnali concreti di accelerazione.Ed è qui che nasce il cortocircuito con la piazza. Perché nel calcio una trattativa può rallentare, complicarsi, persino saltare. Ma a Cosenza il problema non è più il singolo rinvio: è la serialità dei rinvii. È quella sensazione di déjà-vu permanente che trasforma ogni possibile annuncio in un esercizio di prudenza e ogni apertura in un preludio all’ennesimo stallo. Da anni attorno al club gravitano voci di cessioni imminenti, interessamenti italiani e stranieri, tavoli aperti e negoziazioni mai realmente arrivate a una conclusione. E così anche questa volta la città legge quanto accaduto lunedì non come un incidente di percorso, ma come l’ennesimo segmento di una strategia dilatoria.Ma la verità è sempre la stessa: il rapporto tra Guarascio e l’ambiente rossoblù è ormai consumato oltre qualsiasi possibilità di ricucitura. E non tanto per i risultati sportivi – che pure hanno alimentato contestazioni durissime – quanto per l’erosione completa della fiducia. Il presidente appare oggi come un uomo rimasto formalmente al comando ma politicamente e socialmente isolato, circondato da un clima di ostilità che travalica la curva e coinvolge ormai l’intera provincia.Per questo la manifestazione di venerdì rischia di assumere un peso molto più profondo di una semplice contestazione calcistica. Sarà una prova di forza pubblica. Una dimostrazione collettiva che coinvolgerà tifosi, cittadini e pezzi della memoria storica rossoblù. La presenza annunciata di Gigi Simoni e Alberto Urban – in città per il processo d’appello sulla morte di Denis Bergamini e per un memorial dedicato all’ex centrocampista – aggiunge infatti una carica simbolica fortissima a una giornata che si preannuncia molto partecipata.In fondo il punto è tutto qui: a Cosenza il calcio non viene più vissuto soltanto come sport, ma come specchio di una comunità stanca di sentirsi sospesa. E quando una tifoseria arriva a considerare la piazza come unica possibilità residua di incidere sulle decisioni societarie, significa che ogni altro canale si è ormai svuotato. Per questo venerdì il corteo rossoblù non chiederà programmi, promesse o rilanci. Chiederà soltanto che questa lunga transizione senza fine smetta di trascinarsi ancora. Perché il sentimento prevalente, ormai, è uno solo: non c’è più nulla da aspettare. (redazione@corrierecal.it)