La sfida industriale è anche e soprattutto europea. «Perché se in Italia e in Europa non saremo capaci di uno sforzo comune, perderemo la nostra industria, ovvero il 15% del pil e milioni di posti di lavoro».

Lo ha dichiarato il presidente di Confindustria Emanuele Orsini nel suo intervento durante l"assemblea annuale dell"associazione.Si deve lavorare «su tre leve prioritarie: un vero mercato unico dell"energia; un vero mercato unico dei capitali e del risparmio e un debito comune per finanziare una vera politica industriale europea».

In particolare, «non chiediamo nuove emissioni di debito europeo per finanziare la spesa corrente degli Stati», ha chiarito Orsini.

Ma per la competitività europea «servono 1.200 miliardi di euro l"anno, che non possono arrivare né dai limitati margini dei bilanci nazionali né dal bilancio comune».

Dunque «chiediamo debito comune per finanziare investimenti strategici: infrastrutture energetiche, nucleare, mobilità, reti digitali, intelligenza artificiale, ricerca, estrazione di minerali critici, scienze della vita e difesa».