I pazzi e la via di mezzo

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La ragazzina aveva inviato uno scatto in bikini

Si spaccia per un ragazzo di 16 anni, riempie di complimenti una 12enne e poi la ricatta per ottenere foto e anche una videochiamata sempre più espliciti. L’uomo, 35 anni, originario della Sicilia, rischia ora un processo per adescamento di minore finalizzato a reati sessuali e pornografia minorile per la produzione di scatti della sfera intima. I fatti risalgono a maggio del 2022. Secondo l’accusa l’adulto avrebbe contattato la ragazzina di Ancona su Instagram, dove i due si scambiavano messaggi. Una conoscenza sui social per ridere e scherzare. La giovane credeva di parlare con un coetaneo: il 35enne usava una foto profilo che lo ritraeva giovane e biondo, si presentava come patito della palestra, muscoloso e le scriveva frasi come "quanto sei bella", "hai un bel fisico". Le conversazioni sono poi passate su WhatsApp: il numero della 12enne infatti era pubblico su TikTok e l’uomo l’avrebbe preso da lì per contattarla direttamente sul cellulare. Le richieste sono iniziate con foto di lei in costume. La ragazzina ha inviato uno scatto in bikini, uno slip molto micro, convinta di parlare con un quasi coetaneo o giù di lì. Lui ha ricambiato con immagini in cui appariva vestito, per poi inviarle una foto nuda delle sue parti intime. Da lì in avanti è scattato il ricatto: "Mandami altri scatti piccanti o pubblico la tua foto in tanga con il tuo numero di cellulare di fianco". Nella foto in bikini si vedeva anche metà del volto della 12enne che si è preoccupata di finire online così ha ceduto. Ha inviato scatti che la ritraevano nuda, alcuni focalizzati sul seno, altri dalla vita in giù, altri ancora senza vestiti. Ci sarebbe stata anche una videochiamata tra i due, chiesta dall’uomo, durante la quale la minore sarebbe rimasta senza vestiti mentre lui compiva atti di autoerotismo. "Ti odio, è stato orribile", gli avrebbe scritto subito dopo la ragazzina al termine della chiamata. Non voleva farlo, ma lui la minacciava di diffondere le immagini già in suo possesso. Lo scambio è stato scoperto dai genitori, che preoccupati hanno controllato il telefono della figlia e si sono rivolti alla polizia. Gli investigatori hanno acquisito le conversazioni e le foto presenti sul dispositivo. La minore è stata sentita in sede protetta alla presenza di una psicologa dove ha confermato i fatti che hanno fatto aprire un’indagine sul siciliano. Ieri, nell’udienza preliminare davanti al gup Alberto Pallucchini, i genitori della ragazzina si sono costituiti parte civile con l’avvocato Roberto Regni, chiedono 20mila euro di risarcimento per i danni patiti. Parte civile anche la 12enne, assistita dall’avvocato Silvia Paoletti. La difesa del 35enne, rappresentata dall’avvocato Dario Fina, del foro di Catania, ha sollevato un’eccezione di competenza territoriale per il reato di pornografia minorile. Secondo il legale il procedimento non dovrebbe svolgersi ad Ancona ma a Catania, perché le immagini sono arrivate sul cellulare dell’imputato mentre si trovava in Sicilia. Il giudice ha rinviato al 14 luglio per decidere sulla questione. Il 35enne, che rigetta i fatti, ha già fatto sapere che non è intenzionato a chiedere riti alternativi: se sarà rinviato a giudizio, affronterà il processo con rito ordinario. Alle spalle avrebbe altre accuse simili.