Genova – Uno degli elementi che più hanno pesato sulla decisione del giudice è stato il divario d’età fra la vittima e il suo violentatore, per come si è palesato con il progredire dell’inchiesta.Gli accertamenti degli investigatori, mese dopo mese, svelano infatti che l’uomo ha 35 anni e la ragazzina 15. S’incontrano di persona dopo essersi scambiati messaggi su Badoo, un’app per appuntamenti. E lui la induce ad avere un rapporto sessuale offrendole in cambio dello Xanax: si tratta d’uno psicofarmaco della famiglia delle benzodiazepine, potente ansiolitico utilizzato per curare disturbi assai gravi.Per chi indaga insomma il trentacinquenne ha approfittato delle difficoltà emotive della giovanissima che aveva di fronte, per ottenere da lei quell’intimità.I fatti risalgono al 2023 e per l’uomo, che all’epoca era educatore in una comunità assistenziale, il tribunale di Genova ieri ha stabilito una condanna di 9 anni, superando ampiamente la richiesta della pubblico ministero Valentina Grosso che s’era fermata a 4 e mezzo. I reati per i quali è stato pronunciato il verdetto sono induzione alla prostituzione minorile, cessione di stupefacenti e detenzione di materiale pedopornografico. E quest’ultimo, fra i tanti, è stato uno dei nodi più delicati emersi nel corso degli approfondimenti. Ne computer a casa dell’inquisito, nel ponente cittadino, erano state rinvenute quasi 1.900 foto e 160 video contenenti immagini di minori a sfondo sessuale.Il trentacinquenne era stato sottoposto agli arresti domiciliari e nel giorno in cui gli investigatori s’erano presentati nella sua abitazione per perquisirla, è stato spiegato durante il processo, si era rifiutato di aprire la porta per quasi un’ora. Quando aveva lasciato entrare gli inquirenti, questi avevano trovato un telefono cellulare completamente resettato e un iPhone di cui aveva era rifiutato di fornire il codice d’accesso. Questi comportamenti avevano consolidato i sospetti della Procura, senza dimenticare che dal pc erano poi saltati fuori i file di contenuto pedoporno. Erano stati gli assistenti sociali che seguivano la quindicenne ad accorgersi di alcuni messaggi fra lei e quella persona più grande di vent’anni. La ragazza, che non era ospite della comunità in cui l’imputato lavorava, era stata ascoltata nell’ambito d’un incidente probatorio, istituto che consente di cristallizzare una possibile prova prima che il dibattimento abbia inizio. E in quell’occasione aveva raccontato d’essersi sentita proporre il farmaco in cambio di sesso. E lui intanto si era dimesso dalla comunità per la quale lavorava.Davanti al collegio formato dai giudici Roberto Cascini, Valentina Vinelli e Riccardo Crucioli, la pubblico ministero ha ripercorso ogni passaggio della vicenda, fino a chiedere la condanna per ogni accusa ipotizzata, sebbene il suo computo conclusivo fosse ben al di sotto di ciò che hanno poi inflitto i giudici. Secondo i legali, invece, la ragazzina aveva mandato messaggi espliciti chiedendo di poter avere un rapporto sessuale. E durante l’incontro, aveva domandato all’uomo se avesse avuto con sé sostanze stupefacenti. Lui a quel punto avrebbe risposto di no, spiegando però di tenere in casa lo Xanax.Per quanto riguarda il materiale pedopornografico invece, gli avvocati avevano presentato una consulenza tecnica che a loro dire conferma quanto sostenuto dal cliente, cioè l’aver scaricato foto e video per errore da Internet. Una tesi che non ha mai convinto la Procura e che, emerge oggi in modo plastico, ancor meno s’è insinuata tra le toghe del tribunale.
Sesso con una quindicenne in cambio di Xanax, nove anni a educatore di 35 anni. Nei guai anche per una serie di filmati
La Procura aveva chiesto metà della pena poi disposta dai giudici. L’inquisito prima della perquisizione aveva provato a distruggere alcuni file







