Sono tre i quindicenni biellesi che rischiano di finire a processo per aver diffuso il video intimo di una compagna di classe. Il sostituto procuratore del tribunale dei minori che ha seguito il caso sarebbe vicino a chiudere le indagini, dopo aver interrogato a Torino tutti e tre i ragazzi, accompagnati dai loro avvocati: Carlo Boggio Marzet per il ragazzino che avrebbe avuto l’idea per duplicare il video (che invece dopo essere stato visto sarebbe dovuto sparire), Francesco Alosi e Francesca Delmastro per i due giovanissimi complici. Tutti e tre avrebbero ammesso le proprie responsabilità, dichiarandosi pentiti. In particolare sarebbe stato apprezzato da magistrati e forze dell’ordine l’atteggiamento dei familiari, che non avrebbero cercato di coprire i ragazzi, invitandoli anzi fin da subito a fornire spiegazioni di quello che avevano fatto. La linea della difesa Su queste basi ora l’obiettivo per i difensori è quello di chiudere la questione puntando su una misura alternativa al processo penale: la messa alla prova. Questa prevede la sospensione dell’iter giudiziario per un periodo predeterminato, durante il quale i tre ragazzi dovrebbero svolgere lavori di pubblica utilità e attività riparatorie. Se l'esito alla fine verrà considerato positivo, il reato verrebbe considerato decaduto e la loro fedina penale resterebbe pulita. Si tratta di una strada spesso utilizzata quando si tratta di minori. La magistratura torinese la starebbe prendendo in considerazione, ma non sarebbero ancora arrivate notizie riguardo una sua decisione, così come ufficialmente non sono state chiuse le indagini. Che comunque per il momento non starebbero andando in altre direzioni, anche se è stato accertato che i video in circolazione erano più di uno e quello su cui si era basata la denuncia non era lo stesso che gli agenti della polizia postale hanno rintracciato online. Probabile che quindi anche altri ragazzi l’abbiano ricevuto sulle proprie chat e poi fatto circolare, forse anche inconsapevoli di quel che rappresentava. I duplicati fatti con l’IA Starebbero inoltre circolando anche molti video, ancora più crudi, creati però con l’intelligenza artificiale. Vittima dei tre una quindicenne, che frequenta la stessa scuola, convinta a inviare un video intimo poi salvato con l’uso di un altro cellulare. Dopo che il video era passato da smartphone a smartphone non soltanto all’interno di un solo istituto, la ragazzina sarebbe caduta in uno stato di profonda depressione, con il rischio che decidesse di farsi del male. I genitori si erano quindi rivolti all’avvocato Andrea Conz e avevano presentato denuncia. Le indagini sono state affidate agli specialisti della polizia postale di Biella, con l’obiettivo immediato di far sparire il più presto possibile i video. Per questo gli agenti si sono anche recati spesso nelle scuole, effettuando perquisizioni ed esaminando i cellulari di vari ragazzi, riuscendo in beve tempo a ricostruire la dinamica della vicenda, partita da uno scambio di video, già però con l’intenzione di salvare quello inviato dalla giovanissima. A distanza di mesi dall’accaduto, dopo che anche la quindicenne sembra essersi ripresa grazie a nuove amicizie, i genitori risultano ancora molto provati. Da parte della scuola non risultano essere stati presi provvedimenti legati a quanto successo.
Video sexy e inganni: tre quindicenni rischiano il processo
Verso la chiusura l’inchiesta sulle immagini rubate a una coetanea. La difesa: “Hanno ammesso tutto e sono pentiti”









