Mentre Pedro Sánchez si trova a Roma a ricevere ovazioni alla Fao e a incontrare il papa, a Madrid il clima è incandescente. Il caso Zapatero continua a crescere come la spuma: i dettagli che poco a poco vengono resi noti non aggiungono prove di colpevolezza e molti suscitano almeno qualche dubbio, se non altro di tipo etico. Che poi, in fondo, sembra essere il vero obiettivo di tutta questa indagine: gettare un’ombra di discredito sulla reputazione finora specchiata dell’unico ex presidente del governo spagnolo di cui non erano noti affari loschi, presenza in consigli di amministrazioni di grandi imprese o legami con settori deviati delle istituzioni. Nonché il principale sponsor di questo governo.

I GIORNALI SONO PIENI di dettagli sui soldi trovati in borse e nascondigli vari dell’impresario Julio Martínez, che è amico dell’ex presidente del governo e in affari con lui; si parla di suoi legami con il governo venezuelano, di sui affari legati alla compravendita di petrolio, di possibili pagamenti in nero, forse a imprese off shore.

MA, PER QUANTI DUBBI possano generare l’amicizia o alcuni degli affari in cui questo faccendiere era immerso, questo ancora non implica colpevolezza alcuna di Zapatero. Anche se alcuni rapporti della polizia, che però contengono anche molti errori e incongruenze di date – come è abituale in questi casi – sembrano dare forza all’ipotesi che dietro tutti questi movimenti ci fosse l’ex presidente del governo, per mano della sua segretaria. Ma della sua segretaria per ora è apparsa solo un email in cui riservava un ristorante.