Una tornata elettorale con il più grave divario di genere degli ultimi cinque anni. Su 77 candidati solo 9 donne nei capoluoghi di provincia. Giovanna Bruno è stata rieletta per il centrosinistra. Cosa dicono i risultati negli altri municipi
C’è un’assenza che pesa più di molte percentuali. Quella delle donne alla corsa ai municipi italiani. Nei 18 capoluoghi di provincia al voto, solo 9 candidate sindaca contro 77 uomini. Il dato più basso degli ultimi 5 anni. E il risultato finale rende il quadro ancora più sconcertante. A urne chiuse, solo una di loro è stata rieletta. Si tratta di Giovanna Bruno ad Andria (della provincia di Barletta, Andria e Trani), candidata per il centrosinistra. Nonostante da quattro anni l’Italia abbia la sua prima premier donna, Giorgia Meloni, e il Partito democratico sia guidato da Elly Schlein, questo protagonismo femminile ai vertici non sembra aver prodotto effetti visibili nei territori.
Chi erano le (poche) candidate e dove? – I risultati
Tra i risultati definitivi, e al di là degli schieramenti politici, il quadro che emerge è ancora interamente declinato al maschile. A contendersi la guida dei comuni più grandi erano Serena Marinelli ad Arezzo, espressione della sinistra radicale di “Alternativa Comune”. Nella città toscana, però, la sfida per il nuovo sindaco si deciderà al ballottaggio del 7 e 8 giugno, con un confronto finale tra due candidati uomini. Ad Anna Maria Celesti, candidata del controtesta a Pistoia, è andata peggio: è stata sconfitta da Giovanni Capecchi, esponente del campo largo. Dopo nove anni, la città toscana è tornata al centrosinistra, ancora una volta con un sindaco uomo. Ad Avellino, invece, Laura Nargi – prima donna a guidare il comune campano, civica sostenuta da Forza Italia e Fratelli d’Italia – è stata battuta da Nello Pizza, già segretario provinciale del Partito democratico.













