Il cinema inteso come supporto analogico è definitivamente defunto, ma la metamorfosi tecnologica non ne esaurisce affatto la carica creativa. Con questa lucida e spiazzante disamina, il celebre regista canadese David Cronenberg ha catturato l’attenzione di una folla straripante di studenti, accorsi anche da fuori regione presso le strutture dell’Università della Calabria. L’occasione è stata una masterclass dal titolo emblematico e provocatorio, “Film is dead”, inserita nel fitto programma della seconda edizione del Festival internazionale delle arti di Celico, rassegna di cui il cineasta riveste il ruolo di presidente onorario. L’incontro, coordinato nei dettagli dal docente Unical Carlo Fanelli e dal direttore artistico Donato Santeramo, si è trasformato in un’autentica lezione sul futuro dei media e sulla filosofia dell’immagine.

L’autore di capolavori assoluti che hanno ridefinito il concetto di mutazione corporea e tecnologica ha aperto il suo intervento demolendo senza giri di parole i feticci del cinema classico. “Sono felice che il digitale abbia sostituito la pellicola, lo ritengo di gran lunga migliore. I registi che scelgono ancora oggi la pellicola lo fanno per nostalgia, non per una reale superiorità tecnica. Io la rigetto”, ha esordito il regista, sgomberando il campo da qualsiasi forma di romanticismo nostalgico e rivendicando la netta superiorità dei nuovi supporti di registrazione.