Sto lavorando al romanzo più importante della mia vita, sono chiuso in casa, e così sarà ancora per un po’. Per me la scrittura è immersione, apnea, scavare nel profondo in solitudine. Ho deciso di interrompere la mia clausura qualche sera fa, per andare a vedere a teatro Massimiliano Caiazzo. L’attore era in scena a Roma con lo spettacolo “Il giocattolaio” di Gardner McKay. Ho apprezzato Caiazzo nel ruolo di Carmine (“Mare fuori”), il bravo ragazzo che tutti vorrebbero come fidanzato o amico, integro, generoso, pronto a sacrificarsi; l’ho osservato in “Uonderboys” dove non si discostava molto dai sentimenti e dall’immagine del personaggio che lo ha reso famoso; ho iniziato a intravedere in lui qualcosa di diverso nel dramma familiare “Storia della mia famiglia”.
In scena insieme a lui Cristina Cappelli -tra i protagonisti di "Generazione 56 K", qui nel ruolo della psichiatra Maude Cristoforo- guidati dalla regia di Michèle Lonsdale Smith, in un ambiente intimo e suggestivo -quello del Pigneto Off- dove gli spettatori circondano e avvolgono gli attori durante la performance. 1994, nella splendida zona di Ponte Milvio a Roma, tra campi da tennis e strade tranquille, vive e lavora la psichiatra Maude Cristoforo. Una notte, il ragazzo che poco prima l’ha aiutata a far ripartire l’auto, bussa alla porta e chiede di entrare per fare una telefonata. Quello che sembra un incontro casuale darà inizio a una notte imprevedibile, Maude dopo alcune incertezze iniziali scorgerà in Rocco, così il ragazzo dice di chiamarsi, tratti che lo potrebbero accostare al Giocattolaio, criminale seriale che riduce a vegetali le sue vittime; ma Rocco si rivelerà solo come un attore che si sta impegnando a interpretare un ruolo -per l’appunto quello del Giocattolaio- per migliorarsi nella sua attività. Maude è salva, fanno l’amore, si raccontano e seducono in corteggiamenti che richiamano l’istintualità animale, ma al risveglio le cose cambiano e quello che accade cambierà le loro vite per sempre.









