Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano

Ultimo aggiornamento: 12:31

Dopo lo shock, il piagnisteo: un pezzetto della nostra cultura in fiamme. Dopo le promesse, “tornerà più bello di prima” (chi ci crede), la cruda realtà: un cratere di rovine e cenere nel cuore della città ferita a morte. Il teatro si è incendiato come un fiammifero, una boato e la cupola di legno è crollata sulla platea. Se fosse stato orario di spettacolo sarebbe stata una strage.

Tutt’intorno fiamme alte da girone dantesco. L’ultima ristrutturazione risale al 2021. Ma che n’era del sistema d’allarme anti/incendio? Spento, rotto? Boh! A nessuno si è accesa la lampadina dopo la tragedia di Crans-Montana: fare controlli a tappeto nei luoghi pubblici, sopratutto in quelle strutture storiche tutte in legno. Bastava rileggersi quello che la normative prevede: “I sistemi antincendio nei luoghi pubblici sono spesso collegati direttamente o indirettamente ai Vigili del Fuoco, in particolare per le attività soggette al rilascio del Certificato di Prevenzione Incendi (CPI). I sensori rilevano l’incendio, attivando allarmi locali e, in molti casi, inviando una segnalazione remota alla centrale operativa competente”.

Mi interrogo sull’avverbio “spesso”. Suona quasi un’optional. Cioè, gestori di luoghi pubblici, fate voi… Da un anno chi gestisce bnb e case vacanze sono stati sfiniti dalle nuove normative (come è giusto che sia) di installare un rivelatore di fumo in casa. Com’è possibile che sia avvenuto questo in un teatro storico? Chi doveva vigilare?