Resta alta l'apprensione sulle sorti dei due attivisti pugliesi fermati in Libia orientale: Domenico Centrone, insegnante molfettese, e Leonarda "Dina" Alberizia, di Asti ma con origini foggiane. Dovrebbero comparire in queste ore davanti a un giudice, a Bengasi. Di entrambi si erano perse le tracce nei giorni scorsi, dopo che una delegazione di avanscoperta del Global sumud land convoy aveva superato il checkpoint di Sirte.
I fatti risalgono al pomeriggio di domenica 24 maggio. Dopo giorni di stallo trascorsi in una zona neutrale a metà fra la Libia occidentale e quella orientale – la "no weapon zone", la terra di nessuno tra le due Libie - uno sparuto gruppo di dieci attivisti si era staccato dal convoglio principale, per poi oltrepassare il valico di Sirte. L’obiettivo era quello di provare a ottenere garanzie sulla prosecuzione del viaggio, trattando direttamente con le autorità della Cirenaica, il territorio controllato dall'Esercito nazionale libico del generale Khalifa Haftar.
Consegnati i passaporti alle milizie, sono arrivate le prime rassicurazioni. Poi i contatti si sono interrotti. Eppure nulla era avvenuto per iniziativa degli attivisti: l’avvicinamento al valico da parte della delegazione era nato da un invito delle autorità della Libia orientale. Senza però un esito che non fosse l’arresto. Attualmente Centrone e Alberizia si troverebbero, come detto, entrambi a Bengasi, in attesa di essere processati per direttissima e poi espulsi.










