Beretta, dal carcere, conferma la confessione. E "Bellebuono" per la prima volta: "Chiedo perdono"
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«Quando ho preso in mano la gestione della Curva credevo nell'amicizia, nella fratellanza e poi sono subentrati il denaro, il potere e sono finito in una spirale di violenza. Mi interessava solo tenere il comando contro chiunque volesse portarmi via il predominio, ero entrato in guerra e così facendo ho messo in pericolo tutti, la mia famiglia»: è il giorno dell'esame dell'imputato e pentito Andrea Beretta, ex capo ultrà dell'Inter, al processo per l'omicidio di Vittorio Boiocchi. Il giorno della resa dei conti, in un'aula di Tribunale davanti alla Corte d'assise di Milano, per il gruppo di ex compagni di Curva accusati del delitto premeditato e con aggravante mafiosa: mandante, organizzatori ed esecutori.La parabola di Beretta comincia con la lotta armata per il potere e culmina nell'omicidio dello storico leader della Nord, freddato sotto casa il 29 ottobre 2022. Beretta ucciderà poi anche l'ex sodale e rampollo di 'ndrangheta, Antonio Bellocco. Fino alla decisione di collaborare con la giustizia a fine 2024: «Ho vissuto quel periodo come se fossi stato in guerra, vivevo in stato di assedio. Giravo armato e mi ero fatto un vero arsenale. Ero in una strada senza uscita e non vedevo spiragli di luce. Sono stato minacciato io e poi i miei figli e ho fatto dei disastri allucinanti. Poi il dottor Storari (il pm, ndr) per fortuna mi ha fatto capire che ero finito in un burrone e ho deciso di collaborare». Il mandante e reo confesso è videocollegato, ripreso di spalle, dal carcere. Collegati, tutti da penitenziari diversi, anche Daniel D'Alessandro, detto «Bellebuono», Gianfranco Ferdico e Pietro Andrea Simoncini. Solo Marco Ferdico, figlio di Gianfranco, è presente all'udienza (nella foto). Anche lui ha già ammesso i fatti. Beretta, che ha deposto per quasi tre ore, ha spiegato il movente: «Boiocchi voleva farmi fuori, voleva dominare lui la Nord e basta». Ancora: «Dopo l'omicidio di Vittorio ho preso il telefono e l'ho messo nel microonde e poi sono andato a Pietrelcina, perché sono un fedele di Padre Pio». Infine: «Ora ho un peso sulla coscienza, ma già dopo il delitto mandavo i soldi alla moglie di Boiocchi con bonifici, perché non ero tranquillo». Prima di lui ha reso dichiarazioni spontanee Daniel D'Alessandro, confessando: «Quando stava entrando nel palazzo (Boiocchi, ndr), purtroppo esplosi i colpi. Lo feci per 15-16mila euro, facevo tutto quello che mi chiedeva Marco Ferdico, ero dipendente dalla cocaina. Chiedo scusa alla famiglia, nemmeno lo conoscevo».











