Milano, 26 maggio 2026 – “Quando stava entrando nel palazzo, purtroppo ho esploso i colpi. L’ho fatto per 15-16mila euro, facevo tutto quello che mi chiedeva Marco Ferdico, ero dipendente dalla cocaina. Chiedo scusa alla famiglia, nemmeno lo conoscevo”. L’udienza in Assise comincia, dopo un rinvio per motivi tecnici, con le dichiarazioni spontanee di Daniel D’Alessandro, (Bell’e buono) uno degli imputati nel processo per l’omicidio del 29 ottobre 2022 di Vittorio Boiocchi, storico capo ultrà interista. Ha confessato in collegamento dal carcere davanti alla corte presieduta da Antonella Bertoja. E ha chiesto scusa ai familiari: “Ammetto la responsabilità per l’omicidio Boiocchi e porgo scuse sincere ai familiari per il dolore causato, purtroppo ero dipendente dalla cocaina.

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Una vita di eccessi

Me lo chiese Marco e io manco la conoscevo questa persona, inizialmente dovevo fare solo l’autista, guidare la moto, mi erano stati promessi soldi e accettai per continuare la mia vita fatta di eccessi”, ha aggiunto ricostruendo quanto accaduto: “Mi diede una borsa Mauro Nepi e la diedi a Marco Ferdico, con Marco ero amico e mi mettevo sempre a disposizione e dai discorsi ho capito che là dentro c’erano i soldi per l’esecuzione dell’omicidio. Io ero fuori da certe dinamiche”. E ancora: “Dalla sera prima dell’omicidio usavo cocaina e quella mattina mi hanno detto che era arrivato il giorno e mi misi a disposizione: andammo in taxi io e Simoncini (altro esecutore, ndr) in una casa dove trovammo abiti e pistola e tutto il necessario per l’azione. Non conoscevo la persona, mi hanno detto solo dove arrivava, davanti casa sua e che arrivava in moto”.