«Questo è il tempo del coraggio e della fiducia», scandisce il presidente di Confindustria Emanuele Orsini in occasione dell’assemblea annuale di Confindustria davanti al presidente della Repubblica Mattarella, la premier Meloni, la presidente del Parlamento europeo Metsola, i tanti ministri, rappresentanti delle istituzioni, politici, imprenditori riuniti alla Nuvola di Roma. Rispetto ad un anno fa il quadro generale è peggiorato, dopo la guerra dei dazi è arrivata la guerra in Iran ed il blocco di Hormuz e il sistema produttivo soffre ancora di più ed è ancora più a rischio. «Le sfide che dobbiamo affrontare – spiega Orsini – richiedono a tutti noi un senso di responsabilità comune forte e condiviso». Il suo è un richiamo «all’intera società», istituzioni, forze politiche, associazioni d’impresa, sindacati. A suo parere serve «un sforzo comune» per fare in modo di non perdere la nostra industria, «ovvero il 15% del Pil e milioni di posti di lavoro. Per troppo tempo ci siamo accontentati di fare il minimo indispensabile invece del massimo necessario». E visto che «il momento della verità è arrivato», ora «servono scelte coraggiose. Cinque leve Per salvare le imprese ed il made in Italy e per rafforzare il Paese, secondo il presidente di Confindustria, in questa fase complessa e delicata, occorre far leva sulla responsabilità nazionale. Sono 5 le leve che Orsini propone a tutte le parti politiche e sociali italiani per rimettere l’impresa al centro. Innanzitutto la questione energia, sbloccando «subito» le autorizzazioni per le rinnovabili (per installare almeno altri 50 gigawatt entro i prossimi 4 anni) ed accelerando sul nucleare; poi occorre puntare sulla crescita dimensionali delle piccole e medie imprese, bisogna potenziare i contratti di sviluppo che già hanno dato risultati importanti, quindi occorre proseguire sulla strada delle semplificazioni («l’instabilità normativa è un male antico. Servono certezze») ed occorre riformare la legge 231 sulle responsabilità amministrative e penali delle aziende che «nel tempo si è trasformata in uno strumento quasi esclusivamente punitivo». E infine, questa la quinta leva, occorre mettere in campo risorse adeguate agli obiettivi . Per questo Orsini lancia al governo ed alle parti sociali una proposta ben precisa: a fronte di 575 misure fiscali che erodono circa 120 miliardi di base imponibile «identifichiamo 20 miliardi da riallocare, senza aumentare il debito, un terzo alla crescita, un terzo alla sanità un terzo alla scuola. E’ un atto concreto di responsabilità da compiere con decisioni condivise di maggioranza e opposizione – aggiunge - . Cambiare questo stato di cose richiede fiducia e coraggio politico». Poi si deve guardare anche ai 1.500 miliardi di euro di risparmi privati ed ai 400 miliardi custoditi dai fondi pensioni che con i giusti incentivi potrebbero in parte essere dirottati sugli investimenti produttivi. Il ruolo dell’Europa Per il presidente di Confindustria serve anche «più Europa», per creare un mercato unico dell’energia, un mercato unico dei capitali e del risparmio, procedere sulle semplificazioni (abolendo subito gli Ets) e mettere sul tavolo nuovo debito comune «per finanziare una vera politica industriale europea». Molto lavoro da fare in Europa ed altrettanto in Italia. «La fiducia – secondo Orsini – non si consolida solo tra imprese e istituzioni» ma anche «dentro la politica e tra le parti sociali» ed in questa chiave Confindustria è tornata «al dialogo diretto e continuo con le confederazioni sindacali» con l’obiettivo di far nascere un «patto di responsabilità» per superare i contratti pirata. Quanto alla questione salariale Orsini mette in chiaro che «noi da soli, con i nostri migliori contratti, non riusciamo a risolverla», ma intanto «le basse retribuzioni allontanano i giovani dall’Italia» mentre «molti settori offrono solo contratti a tempo e salari insufficienti». Investimenti, innovazione, progresso «Noi siamo quello che decidiamo di fare. E la nostra scelta l’abbiamo già fatta: investimenti, ricerca e innovazione, progresso – sintetizza così Orsini -. Nonostante le fragilità e gli enormi rischi che abbiamo di fronte, la manifattura italiana è ancora la seconda in Europa e l’ottava nel mondo. Genera il 15 per cento del Pil, almeno il doppio considerando l’indotto. Siamo il motore della crescita in tutti i territori. E restiamo convinti che l’Italia abbia davanti a sé un futuro industriale basato sull’alta qualità dei prodotti e dei processi produttivi. Su imprese più robuste, sul piano dimensionale e patrimoniale, con maggiore produttività del lavoro. E con lavoratori meglio retribuiti. Offriamo fiducia, e chiediamo fiducia – conclude il presidente -. La fiducia si costruisce con le scelte, con la coerenza di tutti, dentro e fuori questa sala. Con la partecipazione di tutta la comunità, unita. Con la determinazione e la visione che questo momento richiede al Paese intero. In una parola, con responsabilità. È il tempo del coraggio».
Confindustria incalza il governo: riallocare subito 20 miliardi
Il presidente Orsini: «Puntare su crescita, sanità e scuola. Fase sempre più complessa: servono coraggio e fiducia per non perdere la nostra industria che vale…













