Entrata in ospedale per un intervento chirurgico, morta dopo settimane di complicazioni infettive e una lunga sequenza di operazioni. È la vicenda di Clorinda Porrino, 67 anni, al centro di un procedimento giudiziario che riporta l’attenzione su uno dei temi più critici: le infezioni nosocomiali, cioè contratte durante il ricovero. La paziente era stata ricoverata nell’agosto 2023 presso l’Unità operativa di Chirurgia vascolare dell’Ospedale Monaldi di Napoli per una grave ischemia agli arti inferiori. Nel corso della degenza, il quadro clinico si è progressivamente aggravato per l’insorgenza di gravi complicanze infettive, fino a rendere necessari ulteriori interventi chirurgici, culminati nell’amputazione dell’arto inferiore destro sopra il ginocchio e, successivamente, a livello dell’anca. Nonostante i trattamenti, l’evoluzione del quadro settico ha condotto all’arresto cardiocircolatorio e al decesso della paziente, avvenuto il 18 settembre 2023. La vicenda è stata seguita dallo studio legale napoletano dell’avvocato Angelo Melone, specializzato in diritto sanitario e responsabilità professionale medica, che assiste la famiglia nel percorso giudiziario volto alla verifica delle responsabilità sanitarie. È stato promosso un accertamento tecnico preventivo dinanzi al Tribunale di Napoli, con la nomina di un collegio di consulenti tecnici d’ufficio. Dalla relazione peritale emerge che la gestione della prevenzione e del trattamento delle infezioni del sito chirurgico è stata «estremamente deficitaria». In particolare, i consulenti medici nominati dal Tribunale evidenziano criticità nella profilassi antibiotica, ritenuta non adeguata sia nella fase iniziale sia nei successivi interventi chirurgici, nonostante la presenza di fattori di rischio rilevanti, quali la complessità dell’intervento, l’utilizzo di materiale protesico e le condizioni cliniche della paziente. Secondo quanto ricostruito, questi elementi avrebbero richiesto una gestione più attenta e conforme alle linee guida, proprio per prevenire lo sviluppo di infezioni. Applicando il criterio medico-legale del “più probabile che non”, la relazione conclude che una diversa gestione delle complicanze infettive avrebbe potuto evitare l’esito fatale.Il caso di Clorinda Porrino evidenzia in modo concreto come una criticità nella gestione delle infezioni ospedaliere possa trasformarsi in una catena di eventi clinici progressivamente irreversibili. Non si tratta di un episodio isolato. Le infezioni correlate all’assistenza sanitaria rappresentano una delle principali sfide dei sistemi sanitari moderni. In Italia si stimano ogni anno centinaia di migliaia di casi, con un impatto significativo in termini di decessi, complicanze e costi per il sistema sanitario nazionale. In molti casi si tratta di eventi che, pur non essendo sempre evitabili, richiedono protocolli rigorosi di prevenzione, monitoraggio e trattamento. In caso contrario il rischio clinico aumenta in modo significativo. La vicenda è raccontata sul canale YouTube de L’Espresso anche attraverso il marito di Clorinda che ripercorre le settimane di ricovero e il progressivo peggioramento. Il racconto si intreccia con la ricostruzione giuridica sviluppata dallo Studio legale Angelo Melone. L’obiettivo è portare all’attenzione non solo la singola storia, ma il tema della sicurezza delle cure e della gestione delle infezioni in ambito ospedaliero. Perché quando il sistema non riesce a prevenire o gestire adeguatamente le complicanze, le conseguenze non restano astratte: si traducono in storie reali. Come questa.
Il nemico subdolo: morta in corsia per un’infezione
Sul canale YouTube de L’Espresso il primo racconto di una serie di vicende emblematiche seguite dallo studio legale di Angelo Melone che hanno al centro disfunz






