Trasformare la notorietà televisiva e giudiziaria in consenso politico non è un esperimento che sembra aver funzionato per Massimo Lovati. L’ex legale di Andrea Sempio e candidato sindaco a Vigevano con Democrazia Sovrana Popolare, ha perso alle urne ottenendo solo lo 0,94%: appena 231 voti. Le avvisaglie però c’erano già a inizio maggio, quando per un comizio annullato per “scarsità di presenti”, l’avvocato aveva detto: “Per ora siamo colombe, magari ci trasformeremo in aquile”. Ma così non è stato.
In un’intervista rilasciata al Corriere della Sera a inizio aprile, il 73enne aveva spiegato il perché dell’avvicinamento al partito di Marco Rizzo: “Mi piacciono le sue idee, come l’uscita dall’Europa e dalla Nato”. Una linea politica che però non ha attirato consensi. La città nel Pavese non ha eletto il proprio sindaco al primo turno, ma dovrà votare al ballottaggio del 7 e 8 giugno. Alle urne Paolo Previde Massa, con la coalizione di Forza Italia e la lista Lab27029, e Rossella Buratti, federatrice del centrosinistra. Tra gli esclusi oltra a Lovati, ha fatto rumore Riccardo Ghia, assessore all’Urbanistica e al Commercio del Comune, alla testa del gruppo formato da Fratelli d’Italia, Lega e Noi Moderati, considerando anche che il Carroccio guida la città da 26 anni. Exploit invece per il vannacciano Furio Suvilla che con la sua Vigevano Futura e Lombardia civica ha ottenuto il 14,21%.














