VENEZIA - Sembra la fotocopia delle elezioni del 2020: Simone Venturini che vince al primo turno come Luigi Brugnaro cinque anni e mezzo fa. Simone "il Giallo" con oltre il 51%, Luigi "il Fucsia" con il 54%. E analoga è la classifica delle liste: nel 2020 il primo partito della città era la civica fucsia (31,67%), adesso è la civica gialla (oltre il 30%). C'è stata però una staffetta: la Lega di Matteo Salvini che nel 2020 era il primo partito del centrodestra a Venezia con il 12% ora neanche raggiunge il 5% e cede il posto a Fratelli d'Italia (13%). Forza Italia, invece, è in una situazione di stallo: aveva il 2,7% nel 2020, ora riesce perfino a perdere qualche decimale.
La vittoria del centrodestra è dunque, soprattutto, la vittoria di Simone Venturini e di quella che è stata definita "l'onda giovane": in Regione si è imposto Alberto Stefani, 33 anni, in Comune a Venezia ha vinto un trentottenne che, come il governatore leghista, è cresciuto a pane e politica, entrambi peraltro attenti a tematiche come il sociale. In termini assoluti, pur vittorioso, anche il centrodestra ha risentito del calo di votanti. Nel 2020 la civica di Brugnaro prende quasi 38mila consensi, oggi quella di Venturini non raggiunge i 30mila voti. Il calo di consensi della Lega è considerevole: da 14.806 voti non arriva neanche a 5mila. Significa che in cinque anni due elettori su tre hanno voltato le spalle a Salvini. Cresce Fratelli d'Italia: nel 2020 aveva 7.855 voti, adesso ne ha quasi 13mila, più o meno come alle Regionali dello scorso novembre. Gli azzurri di Tajani, pur mantenendo la stessa percentuale, in cinque anni lasciano invece sul campo più di 700 voti, in recupero però rispetto alle ultime Regionali. E Vannacci? A ispirarsi a Futuro Nazionale dell'europarlamentare ex leghista è stato il candidato sindaco Luigi Corò con la civica Futuro per Venezia Mestre, ma con un risultato da prefisso telefonico: 0,73%, "superato" solo da un altro candidato sindaco, Pierangelo Del Zotto di Prima il Veneto con lo 0,39%.Sinistra Nel centrosinistra il dato più rilevante è la crescita del Partito Democratico: nel 2020 aveva avuto 22.962 voti, stavolta sfiora i 25mila consensi, attestandosi al secondo posto dopo la civica gialla di Venturini. Le altre liste non segnano grandi exploit: Avs è al 5,12% con poco più di 5mila voti (la lista Verde Progressista nel 2020 ne aveva 5.907), Terra e Acqua di Marco Gasparinetti (che in caso di vittoria di Martella avrebbe fatto l'assessore) si ferma al 2,6% con circa 2.700 voti (meno dei 4.847 di cinque anni fa quando correvano da soli, ma più dei 2.215 delle ultime Regionali), il M5s non va oltre il 2,6% passando dai 4716 voti del 2020 (ma all'epoca i pentastellati correvano da soli con Sara Visman) a circa 2.700. Altre liste che sostenevano Martella: Venezia Riformista 1,33%, Venezia è tua di Ugo Bergamo 1,3%, Rifondazione 0,86%.La sorpresa La sorpresa è Ora!, la lista di Michele Boldrin che, al suo esordio, si colloca al terzo posto con il 3,47% e circa 3.700 voti. «Siamo la terza forza, davanti a Forza Italia e Cinque Stelle, gli unici non appiattiti sulle due coalizioni ad andare oltre la soglia del 3%: Venezia sta dimostrando che l'alternativa ai due pollai esiste ed è Ora! - afferma in una nota Boldrin -. Un risultato straordinario ottenuto da soli, con poche risorse e poco tempo Abbiamo dimostrato che una proposta politica seria, pragmatica e di buon senso, a Venezia e nel Paese, è possibile. L'alto astensionismo dimostra che la frustrazione dei veneziani contro Brugnaro non trova risposte nell'alternativa fumosa di Martella, che non può avere dentro tutto e il contrario di tutto, dalle posizioni sull'aeroporto allo sviluppo della città. L'alternativa deve avere il coraggio delle proprie idee e puntare sul programma, non sulle poltrone: se il resto delle forze che si dicono di centro ci avesse appoggiato, saremmo al 10%».













