Oltre 1.500 miliardi di euro. È questo il valore del risparmio italiano che rimane parcheggiato in forme di liquidità a zero o basso rendimento. Una cifra che, secondo Assogestioni, se attivata anche solo in parte, potrebbe rappresentare una leva straordinaria per sostenere la crescita economica, rafforzare il mercato dei capitali e facilitare il finanziamento delle imprese. Gli italiani si confermano grandi risparmiatori, ma restano poco propensi a investire. In Europa, invece, dove il tasso di risparmio delle famiglie si attesta intorno al 14–15% del reddito disponibile, come emerge dalle analisi Eurostat, la maggiore diffusione degli investimenti contribuisce a canalizzare una quota più ampia di risorse verso l’economia reale e i mercati.

A fronte di una ricchezza imponente ma ferma, il Belpaese si caratterizza per un tessuto produttivo formato da piccole e medie imprese spesso sottocapitalizzate, che hanno bisogno di risorse economiche e competenze per fare il salto dimensionale. Il private equity si sta affermando come il punto di incontro tra queste due realtà, l’asset che può trasformare la liquidità in economia reale. Un’opportunità concreta per gli investitori private, capace sia di trainare la crescita di imprese giovani, sia di agevolare fasi delicate della vita di aziende familiari più strutturate, come il passaggio generazionale.