Roma, 27 Maggio 2026 – La propensione al risparmio degli italiani sta costantemente aumentando. Complice una crisi che genera un clima di incertezza gli abitanti del Belpaese preferiscono accantonare i risparmi sperando in tempi migliori per tornare a spendere un po’ di più. In cinque anni la quota di reddito disponibile messa da parte dalle famiglie è passata dal 7,55% nel 2019 all’8,28% nel 2024. Ma al Sud l’incidenza si è fermata al 6,08% nel 2024 a fronte del 5,67% nel 2019, mentre al Nord è arrivata al 9,73% (contro l’8,5% nel 2019) con punte del 10,46% al Nord ovest (9,72% nel 2019).
La situazione nelle varie province
Biella si conferma nel 2024 la “capitale” più vocata al risparmio (14,37%), seguita sul podio da Asti (12,79%) e Vercelli (12,53%). Mentre maggiori difficoltà si riscontrano a Crotone che chiude la classifica (4,30%), tallonata da Siracusa (4,37%) e Ragusa (4,51%).
La “complicità” dello smartworking
Nel complesso, la maggiore diffusione dello smartworking aumenta la capacità di risparmio: i lavoratori hanno accantonato il 9,45% delle proprie entrate nel 2024 nei territori dove la quota del lavoro da “remoto” è stata maggiore rispetto alla media nazionale, contro il 7,67% messo da parte dai lavoratori dove il ricorso a questo strumento è stato più basso. È quanto emerge da un’analisi realizzata da Unioncamere e dal suo Centro Studi Guglielmo Tagliacarne che quantifica il risparmio delle famiglie consumatrici1 e la relativa loro propensione al risparmio a livello provinciale nel 2024. “Il risparmio si presenta territorialmente più concentrato rispetto al reddito delle famiglie. Le prime quindici province per ammontare complessivo del risparmio assorbono, infatti, circa il 50% di tutto questo aggregato, ovvero 4,4 punti percentuali in più rispetto a quanto si riscontra per il reddito disponibile. Lo ha sottolineato Gaetano Fausto Esposito, direttore generale del Centro Studi Tagliacarne secondo cui “ancora oggi il risparmio è un fenomeno che caratterizza la provincia minore: la dimensione demografica media delle prime dieci province con maggiore propensione al risparmio è del 20% inferiore a quelle delle ultime dieci. Nel corso dell’ultimo quinquennio – ha aggiunto Esposito- è aumentato il differenziale della propensione al risparmio tra Mezzogiorno e resto del Paese, nonostante un recente miglioramento della capacità di risparmio del Sud. A pesare non è solo il minor livello di reddito pro-capite meridionale, ma anche l’incremento più sostenuto dei prezzi nell’area che, a parità di altre condizioni, ha determinato un aumento del valore della spesa e, conseguentemente, una riduzione della possibilità di accantonare risorse”.










