Una nuova torre di Babele. Una nuova schiavitù. Un’arma. Disarmare l’intelligenza artificiale. Un tempo le parole di un Papa avrebbero cambiato il corso della storia. Decine di volte è accaduto nei secoli. Chissà oggi. Chissà se ancora un’enciclica — la prima, del Papa di Chicago — ha il potere di fermare i signori dell’algoritmo, i manovratori delle big tech, i padroni del mondo satolli di denaro e avidi di sempre maggior dominio. Difficile.

Veramente utopico immaginare una crisi di coscienza, una folgorazione sulla via di Damasco di chi governa le nostre vite instupidendoci e manipolandoci con l’illusione di un accesso facile e (solo apparentemente) talvolta gratuito a ogni soluzione, ogni desiderio. C’è un problema? Lo risolve ChatGpt. Domanda. Se vuoi risposte più sofisticate, abbonati.

L’enciclica è lunga 231 pagine, ci vorrà tempo per studiarla nel dettaglio ma intanto è una sorpresa, in un certo senso, che tra i mali dell’umanità di questo tempo il Papa abbia voluto segnalare questo come il peggiore, il più grave.

Bisogna «verificare se il potere delle infrastrutture digitali e degli algoritmi favorisca davvero partecipazione e responsabilità, protegga i più fragili, assicuri un accesso equo alle opportunità e resti ordinato al bene di tutti», scrive. «Piccoli gruppi molto influenti possono orientare informazione e consumi, condizionare processi democratici e incidere sulle dinamiche economiche a proprio vantaggio, contraddicendo la giustizia sociale e la solidarietà tra i popoli».