La piccola soddisfazione per le vittorie a Mantova, in Toscana e in altre zone d’Italia non cancella la grande delusione del centrosinistra: Venezia era la madre delle battaglie di questa tornata di elezioni amministrative, l’occasione, come aveva detto Schlein nel comizio di chiusura a Venezia il 22 maggio, di mandare un «segnale di sfratto» a Meloni dopo la vittoria del referendum.

IL RISULTATO È pesantissimo, perché la coalizione era larghissima e tutti i big del campo progressista, da Schlein a Conte fino a Acerbo di Rifondazione comunista e Renzi, avevano messo la faccia sulla sfida di Andrea Martella. Nessuno pensava di perdere al primo turno e non a caso nelle dichiarazioni post voto Venezia viene messa in fondo, dentro un quadro più generale, come a ridimensionarne l’impatto negativo. «Nel complesso i dati confermano i buoni risultati in Toscana con le vittorie al primo turno a Prato e Pistoia e in Emilia-Romagna. Così come risultati positivi li stiamo riscontrando anche in Campania, a partire da Avellino, e in Puglia con la netta riconferma di Andria, su percentuali alte come accade a Mantova», le parole della leader Pd.

«Un risultato che, nel suo insieme, conferma che quando siamo uniti come campo progressista siamo competitivi e lo saremo anche alle prossime elezioni politiche». Questo il succo politico dell’analisi di Schlein, il fatto che la coalizione c’è, è competitiva e non si cambia. Poi viene Venezia. «Sapevamo che non sarebbe stato facile dopo 11 anni di governo della destra, e l’unità di un’ampia alleanza non è bastata a vincere. Ma voglio comunque ringraziare Andrea Martella per il lavoro unitario e per l’impegno messo nella campagna elettorale».