Al di là delle analisi sulla tenuta delle coalizioni c’è un dato che segna la sconfitta per tutti: quello dell’affluenza. Dei quasi sette milioni di persone chiamate a votare, si è presentato ai seggi circa il 60%, con un’astensione che sale di ben 5 punti rispetto alla consultazione precedente. Nella scorsa tornata elettorale i votanti erano stati il 64,91%. Il dato non è omogeneo sul territorio nazionale ma rispecchia le propensioni al voto delle passate consultazioni: la regione in cui si è registrato un maggior numero di votanti è l’Umbria con oltre il 70,7% mentre il dato peggiore lo presenta il Molise, dove la partecipazione si è fermata 47,7%. Ma stona con i numeri del referendum sulla giustizia.
La massa critica di giovani che si è riversata ai seggi per dare un segnale al governo sul genocidio e sull’autoritarismo si è sentita meno coinvolta sulla scelta dei sindaci. «L’astensione sembra aver colpito soprattutto un elettorato giovane, proprio quei giovani che poche settimane fa avevano fatto sentire la propria voce in occasione del referendum sulla giustizia, questa volta sono mancati del tutto», ha commentato il filosofo Massimo Cacciari, già sindaco di Venezia, a proposito dell’esito elettorale nella sua città. La vittoria del delfino dell’ex primo cittadino Luigi Brugnaro, Simone Venturini, è stata inaspettata: il dem Andrea Martella era dato per favorito dopo gli incidenti della destra cittadina e di governo sulla Biennale e sul teatro La Fenice, tanto che nei giorni scorsi i leader nazionali del campo progressista si erano lanciati nell’attribuire al voto nella laguna un significato nazionale.












