In politica le sorprese sono sempre dietro l’angolo. È stato così anche sul referendum sulla giustizia. L’aspettativa diffusa è che pochi elettori sarebbero andati a votare. La complessità dei quesiti deponeva a favore di questa tesi. E invece non è andata così. Il dato del 58,9% di affluenza fa impressione. Alle politiche del 2022 ha votato il 63,9% degli elettori. Alle Europee del 2024 il 49,7%. Ma è ancora più interessante il confronto con il referendum costituzionale sulla riduzione del numero dei parlamentari del 2020 quando ha votato il 53,4%. Eppure quello sulla carta era un tema non solo più comprensibile ma anche più popolare.

Astensionisti intermittenti

Perché questa partecipazione così elevata? Da una parte ci sono fattori contingenti come per esempio l’energico appello al voto fatto dalla Cei, ma il punto importante è che un dato come quello di oggi fa riflettere sul fatto che le determinanti del voto non puntano in direzione di una crescita strutturale dell’astensionismo, come molti temono. Certamente la componente strutturale è rilevante per tanti motivi ma esiste una quota di elettori che va a votare selettivamente. Sono gli astensionisti intermittenti. Quelli che votano solo se hanno motivazioni specifiche per farlo. Sintetizzando, le due motivazioni principali per andare a votare erano l’atteggiamento nei confronti della Costituzione e il gradimento nei confronti del governo Meloni.