Il dopo votoNemico degli slogan, già renziano, poi bonacciniano, Biffoni punta sulla sicurezza e sull'economia circolare nel settore tessile, elogia il sindaco di Roma per il termovalorizzatore, vuole "ricostruire la fiducia" a sinistra dopo il commissariamento del Comune e rifugge dalle soluzioni eternamente emergenziali sull'immigrazione: non per niente, dice, "a Prato convivono centoventi nazionalità diverse”di25 MAG 26Ultimo aggiornamento: 18:28Roma. A volte ritornano e lui è tornato, anche se in realtà non se n’era mai andato: ieri infatti Prato ha incoronato di nuovo e per la terza volta sindaco Matteo Biffoni, già consigliere regionale dem e primo cittadino tra il 2014 e il 2024 nonché, a monte del doppio mandato, deputato nei giorni d’oro del Pd renziano (il sindaco di Prato ha infatti vinto, agli albori del renzismo, le primarie per la candidatura in Parlamento, fino ad approdare, nel 2023, al sostegno congressuale della mozione Bonaccini). Non è quindi uno schleiniano, il cinquantaduenne Biffoni, ma alla segretaria dem, durante la sua visita pre-elettorale in città, ha offerto “tutta la propria disponibilità” di vedetta sul territorio, dice: “Il partito dei sindaci mi pare un concetto astratto, a differenza di un partito che i sindaci li ascolta”. Alle spalle, intese come i dieci anni 2014-2024, Biffoni ha infatti un’esperienza di centrosinistra pragmatico, a partire dall’immigrazione: Prato, dice, “detiene una delle più alte percentuali di cittadini nati fuori dall’Italia”, molti dei quali impiegati nel tessile, settore chiave dell’economia non soltanto locale. Davanti, cioè nei prossimi anni, Biffoni vuole affrontare la sfida di un centrosinistra “ancorato alla realtà” e lontano mille anni dal concetto di decrescita felice (e la parola “sfida” la intende in senso letterale, visto che è stato rieletto alla testa di un campo largo anzi larghissimo, i cui confini inglobano anche i calendiani). E quindi: dal neo-sindaco di Prato arrivano elogi eterodossi (rispetto agli alleati M5s e Avs) al sindaco dem di Roma Roberto Gualtieri per il termovalorizzatore di S. Palomba, la cui prima pietra è stata posata dieci giorni fa (“ha fatto benissimo, Gualtieri”, dice Biffoni, “a prendere una decisione che magari, all’inizio, potrà essere mal digerita da una parte dei cittadini, ma che darà i suoi frutti in futuro”). Dal neo-sindaco di Prato arriva anche il focus sulla “percezione di sicurezza”: “Il contesto è cambiato negli ultimi due anni: anche attraversare un parcheggio di sera per recuperare l’automobile può essere un’impresa dal punto di vista psicologico: quanto ci si sente sicuri? Ecco, il fatto che il cittadino si senta al contrario in pericolo è una sconfitta clamorosa per un amministratore. E non possiamo certo voltarci dall’altra parte”).Il presagio di vittoria per la terza volta c’era tutto, viste le 22 mila preferenze ottenute da Biffoni alle ultime Regionali, ma la rielezione non ha seguito un percorso lineare. “La campagna elettorale è stata in un certo senso innovativa, perché dovevamo ricucire e ricreare fiducia”, dice Biffoni alludendo al centrosinistra locale uscito ammaccato dall’inchiesta che ha coinvolto l’ex sindaca dem Ilaria Bugetti, con conseguente commissariamento del Comune. Ha aiutato l’esperienza più che ventennale: nel 2004 Biffoni era già consigliere comunale. E oggi, con la sua città, vorrebbe porsi come “laboratorio di possibili risposte e con un linguaggio di verità, cercando di essere ancora una volta pragmatici e, quando serve, rigorosi”. E’ una lezione per il campo largo nazionale? “Diciamo che noi sindaci siamo a disposizione per suggerire soluzioni, vedendo da vicino necessità, paure, disagio”. Come prima azione alla guida di una città finita recentemente sui giornali per le inchieste sulla mafia cinese e per gli scioperi nel settore tessile, Biffoni incontrerà le categorie produttive. Poi vorrebbe volare a Bruxelles, per parlare di economia circolare della moda (leggi alla voce: impiego di tessuti riciclati). Che cosa dire, da una città multietnica nel senso dei lavoratori impiegati nel tessile, a Matteo Salvini e Roberto Vannacci? Biffoni, già delegato Anci per l’immigrazione, da tempo esorta “a non rincorrere l’emergenza”, e anzi a trasformarla in sistema strutturato. Non per niente, dice, “a Prato convivono centoventi nazionalità diverse”.Marianna Rizzini è nata e cresciuta a Roma, tra il liceo Visconti e l'Università La Sapienza, assorbendo forse i tic di entrambi gli ambienti, ma più del Visconti che della Sapienza. Per fortuna l'hanno spedita per tempo a Milano, anche se poi è tornata indietro. Lavora al Foglio dai primi anni del Millennio e scrive per lo più ritratti di personaggi politici o articoli su sinistre sinistrate, Cinque Stelle e populisti del web, ma può capitare la paginata che non ti aspetti (strani individui, perfetti sconosciuti, storie improbabili, robot, film, cartoni animati). E' nata in una famiglia pazza, ma con il senno di poi neanche tanto. Vive a Trastevere, è mamma di Tea, esce volentieri, non è un asso dei fornelli.
Tre volte Biffoni. Parla il neo-eletto sindaco di Prato, “laboratorio” di campo largo pragmatico
Nemico degli slogan, già renziano, poi bonacciniano, Biffoni punta sulla sicurezza e sull'economia circolare nel settore tessile, elogia il sindaco di Roma per il termovalorizzatore, vuole "ricostruire la fiducia" a sinistra dopo il commissariamento del Comune e rifugge dalle soluzioni eternamente emergenziali sull'immigrazione: non per niente, dice, "a Prato convivono centoventi nazionalità diverse”














