Prato, 31 maggio 2026 – All’occhio di chi guarda e passa, la stravittoria del ‘Biffo’ potrebbe parlare di una Prato che inquadra il futuro nello specchietto retrovisore. E nel paradosso c’è quel tanto di verità che non sfugge al marmoreo Datini, più severo del solito, a guardia del Palazzo Comunale con l’orecchio a prendere le prime parole del neoeletto per la terza volta sindaco Matteo Biffoni (di casa Pd).

È lui che a scrutinio ancora caldo alza lo scudo: «Non parlate di Biffoni-ter perché, questo, è il primo mandato di una nuova stagione». E ne ha bisogno, Prato, di una nouvelle vague. Ha fame di futuro quel territorio che non è una provincia qualunque spalmata su una Piana industriale. Dopo un anno affogato in una centrifuga d’inchieste, le elezioni si sono affacciate che ancora la politica non s’era riavuta. E se il centrosinistra in formato campo largo si è blindato con l’usato sicuro di Biffoni (recordman da 22mila preferenze alle Regionali), il centrodestra è imploso tra mille faide.

Gianluca Banchelli (Fratelli d’Italia) lo candidano tardi e lo lasciano solo; è lui stesso ad alzare la mano dopo la batosta. Non c’è ricambio di classe dirigente. L’affluenza non è mai stata così bassa: quasi un pratese su due ha preferito girare i tacchi. «Io unnò votato, tanto cambiano i sonatori ma la musica gli è sempre la solita», fa Loriano a Roberto. E non si parla d’altro al bar di via Pistoiese, un’enclave nostrana a Chinatown. Nel secondo centro della Toscana per abitanti, dietro a Firenze, ha preso casa la comunità cinese più grande e densa d’Europa. La consegna ufficiale della fascia tricolore a Matteo Biffoni, per la terza volta sindaco di Prato