Processati davanti al tribunale di Bengasi per poi essere espulsi come immigrati clandestini. Potrebbero rientrare nei prossimi giorni Domenico Centrone e Dina Alberizia, i due attivisti italiani del convoglio di terra della Flotilla fermati in Libia insieme ad altri otto volontari di diverse nazionalità. Sono accusati di "ingresso illegale" per essere entrati nella regione orientale senza autorizzazione.

Nel frattempo va avanti l'indagine della Procura di Roma sulla detenzione in Israele dei partecipanti alla spedizione 'via mare' dopo l'abbordaggio delle barche in acque internazionali. Sono una decina i nomi della catena di comando israeliana al vaglio dei pm che stanno valutando eventuali profili penali nei loro comportamenti. C'è anche il ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben Gvir che ha rivolto parole di scherno - immortalate in un video - nei confronti degli attivisti mentre erano inginocchiati e con le mani legate dietro la schiena nel porto di Ashdod. I nomi compaiono in un incartamento posto all'attenzione degli inquirenti dal team legale italiano della Flotilla che fa riferimento a una lista dalla Fondazione Hind Rajab - organizzazione che raccoglie documenti su presunti crimini di guerra - in cui sarebbero citate anche cariche militari. Nel frattempo i carabinieri del Ros proseguiranno nell'ascolto degli attivisti rimpatriati e verranno analizzati anche i loro device. I magistrati ipotizzano il reato di sequestro di persona ma valutano anche altre fattispecie come tortura e violenza sessuale. Ma in queste ore gli occhi sono puntati su Bengasi. "Mi auguro che il giudice decida di farli ritornare in Italia" ha affermato stamattina il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, auspicando che tornino a casa "il prima possibile".